Un esperimento ripetuto 245 volte nell’arco di 18 giorni, nell’università di Deft in Olanda. Il concetto non è nuovo, ma ne ha parlato recentemente il Time magazine: riparliamone anche qui. La velocità della luce non è più un dogma che incardina nella sua assoluta costanza la teoria che regge l’universo. Gli ideatori ed esecutori: Bas Hensen e Ronald Hanson. L’esperimento, detto in parole poverissime: due elettroni in due labortori distanti tra loro 1300 metri sono contemporaneamente colpiti da un’emissione di energia di microonde e laser. Così stimolati, gli elettroni emettono fotoni. Questi attraverso un cavo di fibra ottica si incontrano in un punto intermedio e danno luogo a quella che è definita “azione a distanza”. Gli elettroni emittenti si comportano come se fossero entrati in comunicazione e assumono caratteristiche simili tra loro. Si sono “gemellati”. Uno degli aspetti sorprendenti di tale esperimento è che il tutto è avvenuto istantaneamente: nello stesso istante. Non è intercorso tempo, per quanto infinitesimale, tra il momento in cui gli elettroni hanno emesso i loro fotoni e quello in cui si è manifestata la loro univocità di comportamento. Già anni addietro un esperimento compiuto tra Italia e Francia, che riguardava il comportamento dei neutrini, aveva posto il problema se questi potessero viaggiare più veloce della luce; la cosa parve vera in un primo momento, poi risultò che non era proprio così. Si ha a che fare con periodi di tempo infinitesimali e le misurazioni sono ardue. Ma in questa prova compiuta a Deft i test sono stati decine e ripetuti nel tempo: s’è dimostrato che vi sono fenomeni che avvengono per via di una reciproca interazione (entaglement) che si manifesta nello stesso istante a distanza. Ovvero, che c’è qualcosa che attraversa lo spazio (cioè “si muove”) più veloce della luce.

La ricerca scientifica procede in questo scivoloso terreno della fisica quatistica, lontanissimo dai nostri sensi, con ovvia cautela. Noi interpretiamo i fenomeni secondo categorie che ci sono consuete e che derivano dalla nostra esperienza sensibile. Nel mondo quantistico i fenomeni sembrano avere una natura loro, diversa, come se appartenessero a un universo “altro”. Tuttavia, in questa dimensione lontana, pare dimostrato che la luce non è quel limite assoluto che Einstein ipotizzava fosse. Il fatto è rilevante proprio perché il terreno della scienza è quello della ricerca, e perché ci sia ricerca occorre che vi sia previa apertura all’evoluzione delle teorie, anche ove queste siano ritenute oggi vere, magari in modo assoluto. Il fatto che qualche teoria o qualche porzione di essa si riveli imprecisa, o sia superata, fa parte del procedere del pensiero ed è una manfiestazione della vitalità della conoscenza. Per questo salutiamo con gioia che una porzione delle teorie einsteiniane, quella relativa all’affermazione che la velocità della luce costituisce una costante assoluta, possa essere erosa: la scienza non deve mai divenire una religione, intesa e creduta per fede. L’unica fede della scienza dev’essere quella nella creatività e nell’intelligenza umana. Se non vi fosse la capacità di superare i limiti della conscenza attuale, non avrebbe più senso che esistesse la ricerca scientifica. Confidiamo che tutti coloro che vedono in Einstein la fonte ultima del sapere, possano considerarlo invece come una pietra miliare nel millenario cammino del sapere verso una più perfetta conoscenza del nostro universo. Una strada di sapienza della quale tuttora non vediamo la fine, grazie a Dio…

LS

Immagine grafica dell'entanglement, dal sito NASA
Immagine grafica dell’entanglement, dal sito NASA
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