di Stefano Mavilio

Ho scritto altrove del luogo ove risiederebbero le Idee, luogo situato simbolicamente in medio mundi, detto anche -a seconda della tradizione che si voglia evocare- mondo di mezzo, malakut, alam al mithal, mundus imaginalis, mondo delle Idee.

Qui risiederebbero le Idee (il condizionale è per gli scettici), le Immagini archetipiche, alle quali è possibile accedere per il tramite della trance (“quando disegno vado in trance ma nessuno se ne accorge” diceva Corbù) o più semplicemente per il tramite dell’Intelletto attivo o Immaginazione attiva, secondo dice Ibn Arabi: “Questo universo [il mondo di mezzo] il cui organo è l’immaginazione attiva, è il luogo delle visioni teofaniche, la scena in cui avvengono nella loro vera realtà gli eventi visionari e le storie simboliche”.

Nulla invece ho mai detto relativamente agli altri due mondi: quello inferiore, mondo delle evidenze sensibili e quello superno, mondo delle intelligenze cherubiniche. Né ho mai accennato al rapporto che intercorre fra i medesimi e l’architettura. È giunto il momento di approfondire.

Inizierò da un semplice schema di tripartizione, dal quale si intuiscono già i rapporti sui quali voglio indagare. Dall’alto verso il basso:

– il mondo superno: qui l’architettura cerca l’Assoluto, il principio primo dell’architettura stessa e vi si adopera mediante i riti e i miti che ad essi corrispondono:

– il mondo di mezzo: qui l’architettura si rifà ai modelli cosmici, agli archetipi che fondano l’universo, sviluppandone i simboli relativi;

– il mondo sensibile: qui l’architettura ricade sotto il dominio dei sensi e conseguentemente dell’estetica e della logica.

Quindi, ricominciando dal basso, troveremo:

L’architettura che ricade sotto il dominio dei sensi, che più propriamente chiameremo “Il costruito”; è quella, per intenderci, che da sempre governa gli stili e che nel ‘900 ha dato origine al modernismo e gli altri ismi, per dissolversi infine nella liquidità, passando per il decostruttivismo dal quale lo stesso Derrida ebbe a prendere le distanze.

Ad essa afferiscono la logica, l’estetica e tutti quei ragionamenti pseudo-intellettualistici, che da decenni sopportiamo a malincuore, fatti salvi certi manifesti delle Avanguardie artistiche del ‘900, nelle quali la passione ha la meglio sulla ragione.

È anche l’architettura delle cose semplici: un chiosco, un capanno, un rifugio, una povera casa che per il “cuore commosso”, sarà sempre dimora, giacché il “cuore commosso” non si intende di costruito, preferendo piuttosto -istintivamente- riferire al mondo immaginale secondo dice Corbù: “L’edilizia è per tenere su, l’architettura per commuovere”.

Appartengono al mondo sensibile:

– le strutture: il calcestruzzo e l’acciaio ma non la pietra e il legno, che evocano comodi giacigli (la casa dei vostri sogni è forse in acciaio?);

– la tipologia: schiere torri, linee e ballatoi, che pure, nelle loro definizioni, rinviano chiaramente ad altro;

– la professione e il cantiere moderno, non quello antico, che si avvaleva di strumenti cosmici;

– le teorie, quali-che-siano, intorno all’architettura; l’estetica, la critica, la storia;

– certamente gli architetti alla moda, le archistar e pure gli scarsi, soprattutto gli scarsi, che non hanno occhi per vedere il cielo.

Nel mondo sensibile il numero è cifra; la misura è sempre decimale; la squadra è quella del cuore (FORZA, DAJE, GOAL!). La riga è una successione di centimetri che tutti in fila fanno un metro. Il compasso, non più sesto, non disegna le sfere celesti e il suo ago non individua un centro, né il relativo asse: solo semplici circonferenze che nel migliore dei casi vanno a formare un oblò e nel peggiore il percorso delle gru.

Il mondo di mezzo, del quale ho già scritto tanto, è il mondo delle immagini vere; della Sapienza, “che è presaga perché conosce le cause prime”; è il luogo dove risiedono le forme, che i migliori ripropongono sotto forma di schizzi dopo averle intraviste. Gli schizzi di Erich Mendelsohn per la Torre Einstein ne sono prova evidente. Lo schizzo allude, mai formalizza. Designa una tendenza, una probabilità di esistere a fronte del disegno esecutivo che ne decreta la morte.

Vengo infine al cielo superno, dove anche le immagini sono di troppo e le idee non trovano posto. Nel mondo superno, impossibile accedervi, si trova l’idea delle idee dell’architettura; vale a dire che qui i tre mondi coincidono nella loro essenza. Qui l’architettura e le sue idee si “dissolvono” nel tutto che vuole manifestarsi. Altri occhi hanno avuto la fortuna di vedere.

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Stefano Mavilio, Architetto, n. 1957. Vive a Roma dove esercita la libera professione in forma singola e associata. Negli ultimi anni ha maturato esperienza come progettista di spazi per le celebrazioni liturgiche. Tra le realizzazioni si segnalano: la nuova aula detta Sala della Pace nel complesso monumentale di S. Rita a Cascia - 2009; il complesso parrocchiale di S. Bernardino Realino a Lecce - 2013 e il complesso parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo a Roma - 2014; la ristrutturazione della cappella di S. Monica, presso la Curia Agostiniana, Roma, 2022. Nel 2005, per i tipi della Electa, ha pubblicato la "Guida all’architettura sacra di Roma 1945-2005"; nel 2014, per le edizioni Nuova Phromos di Perugia ha pubblicato "L'architettura è una scala - la scala di Giacobbe dell'architettura"; nel 2022 per Amazon prints ha pubblicato il "Manuale per giovani architetti". È professore a contratto presso la Facoltà di Architettura la Sapienza-Roma dove dall'anno accademico 2018-’19 tiene il corso di "Progettazione dello spazio per la liturgia-Design for sacred space". Nel 2000, per conto della CEI-Conferenza Episcopale Italiana, organizza il primo "Master in Progettazione di Chiese". È coordinatore didattico e scientifico del "Master in progettazione degli edifici per il culto", organizzato dal DIAP Sapienza Roma e docente presso OCRA, Officina creativa dell'abitare, a Montalcino.

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