Galina Balashova, nata nel 1931, ha firmato disegni colorati e sognanti, rimasti celati e poco conosciuti ancora oggi nella stessa Russia, eppure così reali e innovativi, facendosi strada in un mondo di ingegneri, lei, donna e architetto.

Ha svolto un lavoro per lungo tempo segreto, nonostante amasse firmare i propri disegni.
Durante la corsa allo spazio negli anni 1950 e 1960, il compito di progettare l’aspetto dei razzi dell’Unione Sovietica, dei laboratori orbitali, navette spaziali e altri capolavori di ingegneria fu affidato proprio a Galina Balashova che portò i principi dell’architettura e del design d’interni in luoghi mai esplorati.

Con la sua tecnica delicata, di acquerelli e matite, sono stati disegnati i progetti per le capsule Soyuz, per le stazioni spaziali Salyut e Mir e per il programma Buran, la cui funzionalità ancora oggi risulta di ispirazione nella progettazione delle navicelle di più recente generazione.

Ma i suoi disegni sono anche bellissime opere d’arte, reliquie di un futuro quasi dimenticato, realizzati senza avvalersi della collaborazione di altri colleghi che avevano lavorato a progetti analoghi prima di lei.

Vive a Mosca, a lei sono state dedicate grandi mostre in Germania e alcune, di minore risonanza, anche in Russia. Nel luglio 2015 il Museo d’Architettura tedesco (Deutsches Architekturmuseum) di Francoforte ha ospitato una mostra interamente dedicata all’architetto sovietico. Un libro ha inoltre portato l’opera di Balashova di nuovo alla ribalta. Philipp Meuser, architetto e l’editore del libro, Galina Balashova: Architect of the Soviet Space Programme, ricorda la scoperta dei disegni spaziali di Balashova nel 2001, in un numero della rivista di design russo Project Russia .

Balashova ha iniziato la sua carriera di architetto nel 1955 a Kujbysev, la moderna Samara, una città che ha svolto un ruolo di primo piano nello sviluppo dell’aviazione sovietica; i suoi primi lavori riguardavano rilievi di edifici residenziali per studi di eliminazione di superfetazioni barocche.

Nel 1956, ha intrapreso il suo lavoro presso OKB-1, l’Ufficio di progettazione sperimentale dell’Unione Sovietica, qui si è occupata di progetti urbani, opere monumentali e spazi verdi finché, nel 1963 venne trasferita nel dipartimento di progettazione e costruzione di veicoli spaziali. La problematica da risolvere era legata alla progettazione dei nuovi spazi interni delle navicelle, divenute più spaziose, ai quali gli ingegneri non avevano riservato nessun tipo di attenzione al comfort, accoglienza e vivibilità.

Il primo progetto fu l’interno della navicella Soyuz, che sarebbe diventato il razzo più affidabile per il volo spaziale umano e nello stesso tempo, il suo modulo di rientro equiparabile ad uno spazio living grazie agli effetti psicologici di colori o la distribuzione funzionale delle attrezzature tecniche; ad esempio, con una vasta gamma di colori sono stati risolti problemi di orientamento umano in assenza di gravità: colori scuri per il pavimento e colori brillanti per il soffitto.

Nel 1964, promossa ingegnere senior nel programma lunare sovietico, oltre alla progettazione fu incaricata anche di dipingere le pareti interne: scelse di dipingere i paesaggi invernali che vedeva dalla finestra del suo appartamento di Lobyna e le spiagge estive di Sudak nel Mar Nero, purtroppo questi murales andarono perso nella fase di rientro del modulo.

Balashova non era solo l’architetto e l’illustratore a OKB-1, è stata anche l’unica donna dello studio di progettazione. In una intervista da dichiarato: “ho lavorato lì come un architetto ordinario. La differenza era solo nelle conoscenze tecniche, e non ho mai avuto problemi a causa del mio genere. Ho dovuto studiare un sacco di nuove cose tecniche, ma ho lavorato insieme a buoni ingegneri che mi hanno sempre aiutata.”

Nel 1964 le fu incaricato di progettare il veicolo spaziale orbitale lunare che, terminato ormai troppo tardi nel 1969, dopo l’allunaggio degli Americani, non venne più utilizzato. Bisogna aspettare il 1973 perché i lavori di Galina venissero conosciuti in maniera più diffusa quando curò le illustrazioni dell’Apollo-Soyuz, primo lancio congiunto USA-URSS in piena guerra fredda, esposte a Le Bourget, Parigi. Mosca ne brevettò l’emblema evitando di attribuire meriti diretti all’architetto. Balashova ha continuato a lavorare come architetto per il programma spaziale sovietico fino al 1991, quando crollò l’Unione Sovietica.

Una vita dedicata alla progettazione per lo spazio lunare, senza tralasciare l’umanità dell’abitare e l’architettura dello spazio da vivere perché “gli interni della navicella sono architettura, l’architettura è l’organizzazione dello spazio”.

Michele Giuliani

 

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