Sono decenni che l’idea di fusione nucleare illumina speranze di un futuro senza più problemi di energia, e decenni che tale prospettiva è frustrata. Gli esperimenti sinora realizzati nei reattori costruiti sono stati tutti molto costosi e non si sono rivelati potenzialmente produttivi: l’energia generata non ha mai veramente superato quella che complessivamente è stata “investita” per realizzare l’esperimento. Ora Lokheed Martin fa sapere che stanno per realizzare un reattore a fusione “tascabile”.

Lockheed Martin, un’azienda di alta tecnologia impegnata soprattutto sul fronte delle forniture militari e aerospaziali, starebbe per costruire il primo jet dotato di motore a fusione. Per fare questo, starebbe realizzando un sistema di fusione nucleare compatto, chiamato in inglese, ovviamente, con una sigla: CFR, ovvero compact fusion reactor.

Il dipartimento dell’azienda americana che sta sviluppando questo rivoluzionario sistema è Skunk Works, che fu costituito nel 1943 evidentemente per sviluppare i sistemi aerei più innovativi adatti per la guerra che allora si stava combattendo: i motori jet. Se riuscisse ora a fare il salto nello sviluppo della fusione nucleare, attuerebbe una rivoluzione tecnologica globale, che cambierebbe la faccia del mondo.

Ricordiamo in breve che cos’è la fusione nucleare. Se l’energia atomica che oggi si usa, sia nei reattori che producono energia elettrica, sia nelle bombe che dopo Hiroshima e Nagasaki si spera mai più tornino a deflagrare, deriva dalla fissione degli atomi di uranio arricchito, molto radioattivi, l’energia di fusione deriva dalla unione di atomi leggeri, non radioattivi. È l’energia che si produce nelle stelle, che si possono considerare in effetti tutte enormi macchine a fusione nucleare. Nelle stelle la fusione atomica avviene a conseguenza della enorme forza gravitazionale attivata dalle loro enormi masse.

Qui sulla terra si è cercato di schiacciare gli atomi di deuterio e di trizio (isotopi dell’idrogeno) gli uni contro gli altri fino a fondersi, usando due sistemi: i fasci di luce laser e il contenimento magnetico.

“Il nostro concetto di fusione compatta mette assieme diversi approcci basti sul confinamento magnetico, prendendo le loro parti migliori e permette di ridurre del 90 per cento le dimensioni del sistema” ha detto Tom McGuire, che dirige il gruppo di ricerca sul CFR.
McGuire prevede che tra cinque anni potrà presentare il suo reattore a fusione e tra una decina di anni questo potrà essere pienamente operativo.

L’energia prodotta può essere usata in forma di calore che attiva turbine che a loro volta azionano generatori di elettricità o oppure sistemi di propulsione o qualsiasi altra forma di lavoro attuabile grazie alla fonte di calore.

L’energia di fusione, a differenza da quella di fissione, non usa elementi radioattivi e non presenta grossi problemi di sicurezza. Usando come “carburante” atomi derivati dall’acqua, quali il deuterio, ovviamente la fusione nucleare non presenta problemi di limiti delle risorse.
Per tutto questo, da tanto tempo essa è vista come un sogno, come la soluzione di tanti problemi che oggi ha il mondo. Si pensi solo a quante guerre sono state e sono combattute per controllare le fonti di petrolio, o all’importanza di questo materiale nell’inquinamento atmosferico che oggi preoccupa il mondo.

Tra cinque anni sapremo. Ora possiamo, ancora, tornare a sognare che l’energia di fusione risolverà i nostri problemi. Sempre che gli eclatanti annunci di Skunk Works non siano prevalentemente propaganda indirizzata a ottenere finanziamenti.

P. Lumumba

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