Dopo 13 anni la NATO lascia  “per sempre” l’Afghanistan.

La cerimonia di addio si è tenuta oggi, domenica 28 dicembre, presso il quartier generale fortificato di Kaboul, sotto la direzione del comandante dell’ISAF, il generale americano John Campbell. Le forze, dunque, si apprestano a lasciare, dopo lunghissimi anni, un territorio martoriato, teatro di sanguinosi conflitti, sede di una politica lontana dalla democrazia e in preda a forti insurrezioni sopratutto nella zona vicina alla capitale, con la minaccia, sempre più reale, dei talebani e della loro potenza sulla popolazione.

I soldati della Nato hanno dato il controllo, alle forze afghane, della loro ultima base di combattimento nel sud-ovest del paese così da iniziare, dal primo gennaio 2015, la seconda parte dell’operazione denominata “sostegno risoluto” (Resolute Support) dove l’ISAF si occuperà solamente, con i suoi 12.500 uomini rimasti, di consiglio ed assistenza ai soldati Afghani. L’ISAF, dal 2001 ad oggi ha perso 3.485 soldati, e può contare nel 2011 su 130.000 soldati provenienti da 50 paesi diversi. “Tra qualche giorno la nostra missione di combattimento in Afghanistan sarà finita, la nostra guerra, la più lunga, prenderà fine in maniera responsabile” aveva detto il presidente Obama durante il messaggio di natale. Secondo una stima delle Nazioni Unite, i civili vittime della guerra nel 2014 sono aumentati del 19% contando a fine novembre 3.188 morti e durante i primi 10 mesi del 2014 i caduti tra i poliziotti e soldati afghani sono stati 4.600. Le nazioni unite si sono anche impegnate a dispensare fondi in vista di questa grande minaccia, ma una volta arrivati, molti di quei soldi sono spariti per via della forte corruzione. Da qui alla fine del 2015, le truppe americane in Afghanistan diminuiranno della metà, così da arrivare nel 2016 con soltanto una forza a protezione dell’ambasciata di Kaboul.
Gli Stati Uniti però, continueranno a fornire sostegno aereo agli Afghani e potranno intervenire direttamente in caso di avanzata dei talebani. “Noi siamo abbastanza fieri di quello che abbiamo fatto qui” ha dichiarato a fine ottobre un ufficiale americano, nonché primo Marines a mettere piede nella regione nell’autunno del 2001. “I 13 anni di missione americana della NATO è stata un fallimento assoluto in Afghanistan. La cerimonia di oggi segna il loro fallimento”, ha invece dichiarato il porta voce degli insorti Zabihullah Mujahid, “Noi non valuteremo colloqui di pace fino a quando ci saranno truppe della Nato sul nostro territorio”. Il 12 settembre 2001, dopo la strage delle Torri Gemelle, la Nato invocò, per la prima volta, l’articolo 5, ovvero : “ogni attacco a uno stato membro è da considerarsi un attacco all’intera alleanza”.

Nel 2003, la NATO decise di prendere il comando dell’ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan, su richiesta della Germania e dei Pesi Bassi, dando, così vita alla prima missione al di fuori dell’area nord-atlantica. Nel 2014, l’elezione presidenziale che doveva mostrare un paese riconciliato attraverso una transizione democratica, è stata marcata da accuse di frode e da un pericoloso faccia a faccia tra i due candidati del secondo turno e dai militanti dei partiti. Ashraf Ghani e il rivale Abdullah Abdullah, erano gli uomini che dovevano creare un governo d’unione nazionale, ma non si sono mai messi d’accordo nel nominare il primo ministro. Ad approfittare di questo “vuoto” politico, sono stati i talebani che si sono impossessati dei territori così da aumentare la loro forza in vista di negoziazioni di pace.

Dunque, attenderemo il ritiro definitivo per poter farci un opinione sul lavoro dell’Isaf di questi anni, per il momento, l’addio, per i quasi 9000 Britannici, segna la fine della loro missione di combattimento e a preoccuparsi per la prossima destinazione, ora, è il presidente Russo Putin.

La nota positiva resta quella che molti soldati, il prossimo natale, potranno passarlo con le proprie famiglie e per qualcuno di loro finirà finalmente quest’inferno durato troppo.

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