Le notizie che giungono dal medio oriente non sono delle più rassicuranti. Il protagonista indiscusso sembra diffondersi a macchia d’olio sulla Siria e sull’Iraq aiutato, anche, dai tanti europei che prendono parte alla missione. Un unico motto : distruzione. Un unico pensiero : il Califfato. La guerra delle barbarie, del terrore ma anche la guerra della comunicazione, di internet, dei video virali e della strategia. A combattere c’è un esercito formato da donne, quelle della jihad e ragazzi, molti dei quali cresciuti tra i banchi delle “nostre” scuole, in quelle con il crocifisso alla parete e non solo. Goulmourod Khalimov, il colonnello, vecchio capo delle forze speciali della polizia della repubblica del Tagikistan, attraverso un video diffuso su Youtube, ha dichiarato di essersi unito ai combattenti dello Stato Islamico. Le tre teenager inglesi e i due gemelli tedeschi “biondi occhi azzurri” anche, immortalati in una foto a sfondo nero con la bandiera del terrore ed in mano il libro sacro. Soldati per Al-Bagdadi, in marcia alla conquista di terreno.

Ultimamente solo i più attenti hanno seguito le vicende ed i movimenti del califfato. Le informazioni purtroppo sono molte. Ma, basta soffermarsi attentamente su una cartina per capire che il percorso è lineare e particolarmente studiato. Le ultime conquiste sono state Ramadi e la famosa Palmira.

La prima città si trova in Iraq e la seconda in Siria, conosciuta per la sua importanza strategica ma, soprattutto, per essere un punto culturale di grande bellezza architettonica nonché patrimonio dell’Unesco. Dal 16 maggio, in quel pezzo di terra, sono morte circa 220 persone, secondo quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per i diritti dell’uomo. Innocenti che si trovano spiacevolmente sulla strada del terrore. Ma qual è stato sino ad ora il percorso dell’Isis? La ricostruzione delle conquiste e dei punti della guerra è stato possibile grazie ai documenti prodotti e forniti dall’istituto americano per lo studio sulla guerra ISW.

 

Settembre 2014, i possedimenti del califfato erano frastagliati, situati sopratutto nelle zone interne della Siria e dell’Iraq, vicino alle grandi città. Tra il mese di settembre e novembre, in Iraq, i miliziani tentano di raggiungere Bagdad attaccando le città limitrofe, facendosi spazio internamente tramite sporadici attacchi. In quel periodo, si impossessano di Kobane, città Siriana ai confini con la Turchia, il corridoio verso l’Europa. Non riescono però ad abbattere lo scudo creato dai Peshmerga. Tra novembre 2014 e gennaio 2015, infatti, la pressione dei curdi fa indietreggiare i miliziani che, intensificano la presenza sui territori siriani che già avevano conquistato, aprendosi una scorciatoia verso il Libano. In Iraq, si muovono verso le città sulle rive del fiume Tigre, prendendo Mossul e Tikrit mentre la coalizione internazionale combatteva nel sud ovest del paese, nella città di Rutba, già conquista del califfato nel giugno 2014. Tra gennaio e marzo, l’Isis perde definitivamente Kobane, dopo 4 mesi di duri combattimenti al fronte. I miliziani si chiudono a Nord di Raqa in Siria, città da sempre capitale politica dell’Isis. Puntando, nuovamente, al vicino Libano. La città irachena di Rutba viene completamente occupata e vengono sferrati degli attacchi alla frontiera con la Giordania. Negli ultimi 3 mesi prendono Palmira che, gli aprirebbe la strada verso Damas al momento controllata dalla costola Siriana di Al- Qaida, Front Al Nosra (contro il regime). E, la città irachena di Ramadi, corridoio verso la capitale, Bagdad. Ad ostacolare questo percorso è la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti che fornisce sostegno sopratutto via aerea e che interviene in tutti e due gli stati rispettivamente da agosto e settembre 2014, appoggiando le forze di Al-Assad in Siria e le forze sciite in Iraq. Coalizione che, però, non sempre riesce a prevenire il movimento del califfato,  ma che recentemente ha favorito la liberazione della città irachena di Tikrit dove purtroppo sono state rinvenute 4 fosse comuni con all’interno 470 cadaveri probabilmente, reclute sciite del campo di Speicher.  Sulla strada dell’Isis, però, c’è sicuramente anche l’Europa, il teatro di battaglia più sanguinoso del nostro secolo. Un muro a dividere le due trincee, che, allontano ancor di più il possibile tentativo di integrazione tra due comunità “apparentemente” unite. Non tutti gli Arabi sono terroristi, non tutti gli europei sono ignoranti. Solo insieme possiamo ostacolargli la strada.

 

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