Di Galliano Maria Speri

I romanzi distopici e, soprattutto, il cinema ci hanno reso familiari da tempo visioni apocalittiche di civiltà future dominate da poteri dittatoriali, ma le consideriamo fantasie pessimistiche, destinate a rimanere tali perché la nostra realtà globalizzata ci appare come il migliore dei mondi possibili. Tutto ciò che possiamo desiderare è a portata di clic e ci viene consegnato sulla porta di casa in un attimo. Il nostro computer è diventato una specie di lampada di Aladino, basta accenderlo e, immediatamente, i nostri sogni diventano realtà: cosa potremmo desiderare di più? Il libro del sociologo Lelio Demichelis La grande alienazione – Narciso, Pigmalione, Prometeo e il tecno-capitalismo delinea però scenari molto più inquietanti e, purtroppo, molto realistici.

L’ultimo libro di Lelio Demichelis. L’autore ha pubblicato diversi saggi sulla Bio-Tecnica, La religione tecno-capitalista e Sociologia della tecnica e del capitalismo.

Nel famosissimo romanzo 1984 di George Orwell, O’ Brien, uno dei dirigenti dell’onnipotente Partito Interno, convince il protagonista di essere in realtà un membro dei ribelli che cercano di minare il potere del Grande Fratello, facendolo venire allo scoperto e riuscendo quindi ad arrestarlo. Il destino dello sfortunato prigioniero sarà la tortura e il lavaggio del cervello che lo trasformeranno in una larva di uomo. Nel mondo di oggi, un agente provocatore come O’ Brien non è più necessario, visto che le vittime stesse del sistema sono diventate coscienziosi e zelanti controllori di se stessi. Ma mentre i kapo dei campi di sterminio vivevano con terrore angosciante la loro condizione, i cittadini del mondo occidentale, trasformati da tempo in meri consumatori senza diritti politici, sono ben felici della loro vita e non hanno nessuna coscienza della loro alienazione. Sono dei burattini orgogliosamente convinti di essere burattinai, vittime di un sistema di oppressione perfetto nella sua mostruosità.

Narciso, Pigmalione e Prometeo

Da diversi anni Demichelis studia le dinamiche della società liberale, che l’hanno vista trasformarsi progressivamente grazie alla sua capacità di inglobare la tecnica e servirsene per le sue finalità, tanto da dar vita a quello che viene definito “tecno-capitalismo”. Il secondo aspetto, fondamentale ma completamente ignorato dagli sprovveduti abitanti del bengodi globalizzato, è che il capitalismo egemone si è di fatto trasformato in una vera e propria religione, con i suoi riti, i suoi dogmi, i suoi templi e la sua potentissima e feroce inquisizione, in grado di identificare ed eliminare qualunque nemico osi porre in discussione il suo credo. Per analizzare queste tematiche, vengono utilizzate le figure di Narciso, Pigmalione e Prometeo che, però, sono state beffardamente e cinicamente rovesciate dal potere dominante per diventare un sofisticato strumento di controllo.

Narciso è il tipico consumatore (“compro, quindi sono”), intellettualmente ed emotivamente autoreferenziale che, perciò, non sente alcun bisogno di interessarsi di politica, poiché non ha necessità e desideri che esulino dalla cornice etero-controllata nella quale si trova benissimo, convinto com’è di essere unico e irripetibile e non uomo-massa che compie coattivamente gli stessi gesti di milioni di altri individui. Il tecno-capitalismo possiede la diabolica abilità di sfruttare fino all’ultima fibra l’individuo, dandogli però l’impressione di controllare il proprio destino, anzi di contestare e combattere il “sistema”. Un esempio molto indicativo a questo proposito è rappresentato dalla reazione dei 200mila partecipanti a un concerto di Vasco Rossi a Modena nel 2017, “ciascuno convinto di avere fatto davvero la rivoluzione, di essere contro il sistema, di aver dimostrato con la sua sola presenza, uno spirito ribelle e la propria creatività, mentre le ragazze si mettevano a seno nudo ascoltando Rewind e gridavano al cantante anarco-capitalista fammi godere! Una delle molte forme di spettacolarizzazione dell’intimità”.

Pigmalione è il grande scultore mitologico, che si innamora della splendida creatura di avorio che ha realizzato, e ottiene, per intercessione degli dei, di vederla trasformata in una donna vera a cui può finalmente unirsi. La tecnica e la rete, che riteniamo essere al nostro esclusivo servizio, consentono a ognuno di essere un artista, di materializzare le aspirazioni e i sogni, dandoci l’illusione di essere dei veri e propri creatori al centro del mondo. Allo stesso modo, il cittadino-consumatore, che non possiede nessuno strumento per determinare o indirizzare la produzione e che non è più “dipendente” da un’impresa ma suo “collaboratore”, si sente simile a Prometeo perché convinto di poter esprimere liberamente la propria volontà di potenza, come il pesce rosso di un piccolo acquario che, pur girando sempre in tondo, è convinto di esprimere un suo delirio di onnipotenza, come se solcasse l’immenso oceano.

Lo scivolamento verso l’oppressione dittatoriale

Demichelis, che fa costantemente riferimento alla vastissima e articolata letteratura sull’argomento, mette in luce il processo evolutivo del capitalismo liberale che, trasformatosi in tecno-capitalismo, non ha più bisogno dello Stato, poiché è diventato un Potere (come direbbe Pasolini) reale, ma nascosto, onnipotente ma irraggiungibile, che plasma il futuro dell’umanità ma non ha nessuna delega democratica. L’autore, che colloca geograficamente questo potere nella Silicon Valley, nota come sia in atto il tentativo esplicito di rimuovere i diritti civili, politici e sociali che vengono visti semplicemente come un intralcio al libero funzionamento dell’impresa che, grazie alla tecnica, è l’unica che può realizzare il mondo ideale in grado di dare tutto a tutti. La tragica ironia di questa situazione è che il neo-liberalismo, in apparenza non religioso, tollerante e laico, è riuscito a produrre “la più perfetta forma e norma di potere pastorale/religioso/pianificatore/totalitario mai compiuta nella storia, appunto quella tecno-capitalista”.

Il mondo globalizzato è controllato capillarmente ma il controllore, molto più intelligentemente, non assume il volto truce del Grande Fratello di orwelliana memoria.

L’essenza dell’organizzazione tecno-capitalista è totalitaria, nel senso definito da Alain Touraine che lo descrive come “quel potere che si esercita, più che sui beni materiali, sulla soggettività degli attori sociali attraverso la parola, l’immagine, l’ostentazione o il culto della personalità (…) Il potere diventa totale perché domina l’universo della soggettività”. Il dittatore moderno non ha la faccia truce del Grande Fratello, non usa prigioni o punizioni fisiche, ma ha il volto sorridente, giovane e simpatico, di Mark Zuckerberg, uno di noi a giudicare dall’aspetto fisico, con l’unica differenza che, come un semidio, è sideralmente irraggiungibile, sa tutto di noi, incluse le cose più inconfessabili e, nonostante la sua enorme ricchezza, ha il privilegio di pagare un’inezia di tasse, come un qualunque barone medievale. Ma nessuno sembra avere niente da ridire perché ogni individuo vive nella illusione di essere, grazie alla interconnessione costante, al centro dell’universo e decidere autonomamente del proprio destino. Siamo i carcerieri di noi stessi e ci sentiamo anche orgogliosi di esserlo. “Il neoliberalismo –scrive il filosofo Byung-Chul Han- è un sistema molto efficace nello sfruttare la libertà, intelligente perfino; viene sfruttato tutto ciò che rientra nelle pratiche e nelle forme espressive della libertà, come l’emozione, il gioco , la comunicazione. Sfruttare qualcuno contro la sua volontà non è efficace (…) Soltanto lo sfruttamento della libertà raggiunge il massimo rendimento”.

Lelio Demichelis

La grande alienazione. Narciso, Pigmalione, Prometeo e il tecno-capitalismo

Jaca Book, p.283, 25 euro

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