di Teresa Martin

Alla fine ci abbiamo messo così tanto per poter rientrare a Miami dopo  il mio “esilio” temporaneo a New York dovuto al passaggio di Irma, che quando finalmente ce l’abbiamo fatta erano passati circa 10 giorni dall’uragano. Sono dovuta rimanere a New York fino a martedì 19 settembre, perché il mio volo, come tanti altri, era stato cancellato. E l’aeroporto di Miami International è rimasto praticamente bloccato per tutta la settimana dopo Irma, cioè dall’11 al 17 settembre.

Alla prima impressione dopo il rientro tutto sembrava normale: soltanto le palme spezzate e bruciate, gli oggetti strani sparsi ovunque per terra (segnali stradali, pezzi di plastica e metallo caduti chissà se da tetti o automobili o da altro) e i rinforzi di legno ancora attaccati ad alcune finestre raccontavano il passaggio di Irma in città. Per il resto l’esperienza con l’uragano sembrava finita: l’elettricità era tornata e a casa tutto era al suo posto. Il gatto era ancora spaventato, ma dopo un paio di giorni sembrava essersi calmato… Ma la mia casa è ben costruita, solida.

Sono stati meno fortunati coloro che abitano le case basse, più lontane dal centro. E in tanti in diverse zone periferiche per settimane hanno avuto dei problemi di elettricità e internet. Alcuni amici sono tornati a casa e hanno trovato il giardino completamente distrutto, alberi sradicati e piante tutte sradicate.  Possiamo però dire che i danni più grossi per fortuna non sono stati alle persone, né le case: ma agli alberi, e dopo settimane ancora passeggiando in città si trovano dappertutto montagne di rami bruciati a bordo strada, in attesa che qualcuno passi a portarli via.

Fa impressione, sì, ma sicuramente non è stato niente paragonato a quello che rischiavamo se Irma avesse colpito direttamente Miami… per questa volta ce la siamo cavata. Vedremo che cosa ci porterà la prossima stagione…

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