Riprendiamo da Frammenti di Pace:

di Antonio Gaspari

Ha scritto l’Economist che, nel 2018, la Cina sarà la prima economia del mondo. La Cina è il Paese che conta il maggior numero di cittadini, circa un miliardo e mezzo di persone. Con una superficie di circa 9.572.900 chilometri quadrati è il terzo Paese più vasto al mondo. Viene dopo Russia e Canada, prima degli Stati Uniti. La sua crescita economica è impressionante, circa 700 milioni di persone sono state sollevate dalla povertà negli ultimi 25 anni. Nel 2014 il Paese è divenuto primo al mondo per Prodotto Interno Lordo (PIL). Ha l’economia che cresce più velocemente. Insieme agli Stati Uniti è il più grande paese esportatore. Nelle importazioni è secondo solo agli USA. Dal 2005 al 2017, la quota dell’economia cinese su quella globale è passata dal 4,8% al 22,44%.

La crescita economica non è solo interna. Gli investimenti cinesi nel mondo sono cresciuti a dismisura: dai 55,90 miliardi di dollari del 2008 ai 196,15 miliardi di dollari del 2016.

Solo in Italia, capitali cinesi sono entrati in gruppi come Banca Intesa, Eni, Telecom, Terna, Snam, Pirelli, e in squadre di calcio come Milan e Inter. Per alcuni la crescita economica cinese è una minaccia mondiale, soprattutto se questa crescita dovesse diventare oggetto di un nazionalismo aggressivo e ostile all’Occidente.

L’attuale presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, al congresso del Partito svoltosi nell’ottobre 2017 ha presentato quello che ha indicato come “il sogno della Cina”, cioè un programma che prevede lo sradicamento completo della povertà, la diminuzione della diseguaglianza sociale, la soluzione dei problemi ambientali.

Progetto da sviluppare in quattro punti: una Cina forte, civilizzata, armoniosa e bella. Forte economicamente, politicamente, diplomaticamente, scientificamente. Civilizzata per equità, imparzialità, cultura e spessore morale. Armoniosa per amicizia e pace tra le classi sociali. Bella con un ambiente sano, inquinamento ridotto al minimo, recupero delle zone degradate.

Del futuro della Cina, e in particolare degli sviluppi culturali e religiosi che possiamo attenderci dalle buone relazioni tra Occidente e Cina, si è discusso nel novembre scorso presso la sede della rivista gesuita “La Civiltà Cattolica”, nel corso della presentazione del volume “Nell’anima della Cina. Saggezza, storia, fede” (Àncora Editrice, 2017).

Il curatore del volume, il padre gesuita Antonio Spadaro, ha ricordato che il presidente cinese Xi Jinping, in un discorso all’Unesco del 2014, usò l’immagine dei molti colori per descrivere il “magnifico Atlante” del cammino delle civiltà umane, esprimendosi in favore dell’armonia contro il cosiddetto “scontro di civiltà”.

Anche Papa Francesco è ricorso alla metafora dei colori per proporre “la civiltà dell’incontro” come alternativa alla “inciviltà dello scontro”. In una intervista rilasciata ad “Asia Times”, quotidiano online di Hong Kong, Papa Francesco ha detto: “Per me la Cina è sempre stata un punto di riferimento. Un grande Paese. Ma più che un Paese, una grande cultura, con un’inesauribile saggezza”.

Padre Spadaro ha aggiunto che la cultura occidentale ha imparato tanto dalla grande cultura cinese, che è arrivata in Europa grazie allo studio e alla passione dei gesuiti. Possiamo ricordare, tra gli altri, il siciliano Prospero Intorcetta, grande studioso e traduttore di Confucio. Matteo Ricci fu uno dei primi occidentali ad arrivare a Pechino e, soprattutto, il primo a comprendere l’esigenza di aprire un dialogo tra due mondi sulla base del riconoscimento delle rispettive culture. Filosofi come Leibniz hanno fatto tesoro di questa lezione.

Al tempo dell’Illuminismo, le lettere dei missionari gesuiti in Cina – veri e propri reportage – furono occasione di conoscenza della cultura cinese per intellettuali quali Voltaire, Montesquieu e Rousseau.

Cultura e spiritualità che si incontrarono nel concetto di armonia.

Ha scritto lo scrittore cubano José Marti: “La felicità esiste sulla terra, ed è ottenuta attraverso l’esercizio prudente della ragione, la conoscenza dell’armonia dell’universo, e la pratica costante della generosità”. Un augurio affinché la cultura occidentale e quella cinese si uniscano per un mondo di pace.

Fonte: www.frammentidipace.it

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