La Realpolitik ha prevalso dal secondo dopoguerra in poi, sotto l’usbergo della reciproca minaccia di distruzione assoluta, secondo la dottrina chiamata MAD (Mutual and assured destruction).

Da un po’ di tempo sembra che l’intermezzo di assestamento seguito al crollo del Muro di Berlino e al collasso del sistema imperiale sovietico, abbia dato luogo a una specie di nuova corsa ad arraffare territori nell’Europa dell’Est: una tendenza espansiva della Nato verso i territori ex sovietici a fronte della quale si erge la tendenza putiniana a ricercare una nuova posizione di supremazia.
La percezione russa è che la politica di Boris Yeltsin (1991-1999) dopo il crollo dell’Urss portò a una retrocessione della Russia su tutti i fronti: economico, con un eccessivo ed eccessivamente rapido liberalismo che favorì l’emergere di nuove strutture para-mafiose e l’ingresso della finanza rapace sul sacro suolo della madre Patria; mentre sul piano geopolitico la Russia perdeva progressivamente la sua influenza internazionale. Di converso il ritorno di Putin nel nuovo millennio ha dato nuova dignità e nuovo “peso specifico” alla posizione russa nel mondo, e in patria ha rilanciato un tipo di economia più controllata e diretta.

Il problema è che nel periodo yelstiniano s’è fatta strada l’ambizione di alcuni in occidente, a estendersi sempre più nell’Europa dell’Est.
Il comunicato stampa che pubblichiamo qui sotto e che si riferisce al contenuto di una recente intervista di Michail Gorbachov a Der Spiegel, è un’ulteriore campanello di allarme: non lasciamo che la logica dell’attrito prenda troppo la mano, dice Gorbachov. Quando ci si inoltra sulla strada dello scontro non si sa dove si può andare a finire…
Gli occhi del mondo da tempo sono puntati sulla crisi ucraina: Realpolitik avrebbe voluto che una volta ripresasi la Crimea con le sue basi militari, la Russia si accontentasse, ma nell’Ucraina si agitano molte forze e molte tendenze. E il sogno di “un nuovo mondo felice” nell’abbraccio con l’Europa dell’euro ha mobilitato energie che hanno dato vita a una guerra interna. A questa crisi ancora non risolta si possono a questo punto unire altre crisi, in particolare nei Paesi baltici che nel ’39 furono vittimizzati dal patto Ribbentrop – Molotov. In recenti discorsi Putin ha calcato sul fatto che non abbandonerà le minoranze di origine russa (ma giunte ormai alla terza generazione) presenti in questi territori, che sono guardate con occhi ostili dalle popolazioni. Il problema è che Lituania Estonia e Lettonia sono dal 2004 membri della NATO e non sono parte della Comunità di Stati Indipendenti (l’ex Urss): ergo, a differenza di quanto avvenuto in Ucraina, verso la quale la Nato non ha impegni di sorta, qualora vi fossero attriti sostanziali nei Paesi baltici questi ipso facto si tradurrebbero in un faccia a faccia diretto tra le due superpotenze nucleari coi loro alleati: un bel balzo indietro ai momenti più tesi della guerra fredda. Con la differenza che oggi molti dei freni geopolitici dell’epoca (le “sfere di influenza”) sono saltati.
Quanto in tutto questo è “guerra psicologica”, quanto e gioco del poker, quanto è reale strategia pensata ed elaborata?

Difficile dirlo. D’altro canto vi sono terreni sui quali imperterrita continua la collaborazione tra Occidente e Russia: a partire dall’esplorazione spaziale e persino nel campo dello sviluppo di alcuni sistemi d’arma.

Certo il problema più grosso che oggi attanaglia la Russia è che col crollo del prezzo del petrolio il suo bilancio periclita non poco: e la sua economia si mostra ben più gracile di quel che vorrebbe che fosse.

La soluzione alla crisi nei rapporti tra Occidente e Russia, in merito alla quale Gorbachov (vai a sapere se per conto proprio o per contro terzi) lancia il suo allarme, potrà facilmente risolversi introducendo una quid di Realpolitik nel dibattito.
Il turbolento mondo mediorientale scosso dall’IS, potrebbe rivelarsi un punto di interesse comune.

Riportiamo sotto il comunicato di Deutsche Welle relativo all’intervista di Gorbachov, in attesa di vedere che piega prenderanno gli sviluppi.

In an interview with the German weekly newsmagazine Der Spiegel, 83-year-old former Soviet leader Mikhail Gorbachev said the crisis in Ukraine could lead to large-scale war in Europe or even a nuclear war. “We won’t survive if someone loses their nerves in the current tension.”
The Nobel Peace Prize laureate decried the “loss of trust” between Russia and the West as “catastrophic,” and said ties must be “defrosted.”
Gorbachev accused the West and NATO of destroying the structure of European security by expanding its alliance. “No head of the Kremlin can ignore such a thing,” he said, adding that the US was unfortunately starting to establish a “mega empire.”
The man seen as a key player in the reunification of former East and West Germany in 1990 also accused Germany of interfering in Ukraine’s crisis, saying, “The new Germany wants its hands in every pie. There seems to be a lot of people who want to be involved in a new division of Europe.
“Germany has already tried to expand its influence of power towards the East – in World War II. Does it really need another lesson?”
He said Western attempts to disempower Russian President Vladimir Putin and destabilize Russia were “very stupid and extremely dangerous.”
He defended the Russian annexation of the Crimean Peninsula last year, but criticized the Russian leader’s authoritarian style of leadership. He said Russia needed free elections and “the participation of the people in free elections.
“It is simply not acceptable when someone such as the anti-corruption blogger and politician Alexei Navalny is under house arrest for speaking out.”
Recent warnings
Gorbachev has warned of a nuclear war on a number of occasions in recent months. In an article for the Russian daily Rossiyskaya Gazeta, published on December 11, he said: “The situation in Europe and the world is extremely alarming … the result of the events that took place in the last months is a catastrophic loss of trust in international relation,” which could lead to war.
He urged Russia and the US as well as Russia and the EU to hold talks “without preconditions” and without fear of “losing face.”
“We must think of the future,” the former leader said.
Ukraine talks
On Monday, the foreign ministers of Germany, France, Russia and Ukraine are set to meet in Berlin to launch another attempt to break the deadlock in the Ukraine conflict.
The ministers are expected to discuss the possibility of a summit of the four countries’ leaders in Kazakhstan, which Ukraine had suggested take place on January 15.
Regarding the fragile four-month-old ceasefire between Ukrainian forces and pro-Russian separatists, which has been broken on a number of occasions, German Foreign Minister Frank-Walter Steinmeier said everything should be done to reach a compromise, adding, “It would be wrong not to try it.”

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