Di Aldo Ferrara *

Stanno emergendo i nodi che la Cancelliera Merkel deve sciogliere in vista del possibile governo con Verdi e CDU. Il nodo dell’energia è forse il più complesso. I verdi hanno chiesto l’aumento della riduzione dell’utilizzo delle centrali a carbone, da -5 gigawatt (GW), secondo la proposta di CDU/CSU e FDP, a -10 GW. Progetto che la Merkel potrà condividere solo e quando avrà certezza dell’operatività del gasdotto North Stream II (NS2). Questo affianca nel suo percorso il già noto N.S. 1. Nello specifico il N.S. 2 è un oleodotto a latere del NS1 che dalla baia di Narva in Russia, trasferirà all’Europa, via Germania, gas tratto dalla riserva di Kurgalsky, oltre 4.9 trillion m3, più del doppio delle riserve attuali EU (1.9 trillion). La pipeline, dopo aver attraversato il Mar Baltico sfocerà a Lubmin, distretto di Greifswald in Germania.

North Stream

Le problematiche sono molteplici. Innanzitutto il gasdotto è frutto di un accordo multivalente tra Russia, Germania e Paesi che saranno toccati dal passaggio dell’oleodotto, Finlandia, Svezia e Danimarca. Ma si pongono problematiche più giuridiche che ambientali in assenza di normativa certa sui gasdotti offshore. Lo dimostra l’interrogazione del deputato europeo Jens Gieseke, PPE (giugno 2017) che qui riportiamo in traduzione fedele.

È stato segnalato dai media che la Commissione ha annunciato, in una lettera del 28 marzo 2017, ai ministri dell’Energia della Danimarca e della Svezia che intende proporre al Consiglio un mandato negoziale su un accordo intergovernativo sul pipeline del Mar Baltico North Stream 2. La Commissione intende estendere il campo di applicazione dei principi fondamentali del diritto dell’UE in materia di energia a questo oleodotto. Il 30 marzo 2017, un rappresentante della Commissione ha confermato che la legislazione dell’UE in materia di energia non si applica a North Stream 2; i media hanno riferito che il servizio giuridico della Commissione è giunto alla stessa conclusione più di un anno fa. Ci sono sei gasdotti di importazione comparabili simili a North Stream 2 in Europa; la Commissione non ha mai chiesto che la normativa dell’UE in materia di energia o i suoi principi fondamentali siano estesi a questi oleodotti. Secondo i resoconti dei media, l’autorità di regolamentazione tedesca, l’Agenzia federale per le reti (Bundesnetzagentur), ha chiarito con lettera del 3 marzo 2017 al direttore generale Ristori che il quadro giuridico esistente è sufficiente e sarebbe discriminatorio se si dovesse trattare North Stream 2 diversamente senza una base legale.

  1. Perché la Commissione non tiene conto del parere dell’Agenzia federale tedesca per la rete?

  2. Perché la Commissione insiste a trattare con North Stream 2 secondo regole che non sono state applicate a nessun altro gasdotto europeo paragonabile?

  3. Intende la Commissione aggirare la procedura legislativa ordinaria per ampliare il quadro giuridico esistente senza coinvolgere pienamente il Parlamento e estendere la normativa dell’UE in materia di energia a un solo progetto piuttosto che a tutti gli oleodotti comparabili per motivi politici?

Appare evidente che la questione insita dal NS2 è di natura politica, al di là della controversia on- e off-shore, visto che questi ultimi sono privi di normativa europea. È la stessa problematica che ha visto fallire la costruzione del GALSI, oleodotto che dall’Algeria avrebbe dovuto portare il gas-metano alla rete metanifera della Sardegna e poi da Olbia avviarsi allo sfocio a Piombino nelle coste tirreniche. Collegare con un metanodotto un Paese non membro e un Paese della UE è pocedura non ancora protetta da normativa ad hoc. Tuttavia ben 5 oleodotti sono in deroga, compreso il Trans-Adriatic Pipeline che sfocia in Puglia (ricorderemo la controversia dello sbocco a S. Foca) e collega il giacimento di Shah Deniz in Azerbaijgian passando per l’Anatolia (TANAP) e quindi Turchia che non è ancora Paese UE.

È evidente che le deroghe sono politiche, come appare politica (e derivante dal legame stretto tra Germania e Russia), la recente nomina di Gerard Schröder alla presidenza della Rosneft, società che divide con Gazprom il primato della distribuzione di gas e petrolio russo.

Appare altresì evidente che gli scenari del Nord Europa si intreccino con quelli del Mediterraneo orientale che hanno decretato la fine del Nabucco e del South Stream. Quest’ultimo fa parte degli oleodotti voluti da Putin per un abbraccio energetico (e anche molto energico) all’Europa, e consta di una tenaglia a due branche: North Steam e South Stream. Queste pipelines e la dominante presenza russa probabilmente coaguleranno gran parte della domanda europea sottraendola ai Paesi mediorientali, OPEC in prevalenza, e potrebbero decretarne il definitivo tramonto. Nasce da questo teorema il contrasto a Nabucco che era fortemente voluto da USA e Arabia Saudita.

In principio fu il North Stream, gas-oleodotto che, attraverso il Mar Baltico, trasporta direttamente il gas proveniente dalla Russia nell’Europa del Nord, in aperta concorrenza con l’oleodotto del Brent di origineanglo-norvegese. La società che ne cura lo sviluppo, la North Stream Ag (già North European Gas Pipeline Company) ha sede a Zurigo ed è costituita da: Gazprom 51%, Ruhrgas 15.5%, Wintershall 15,5%, N.V. Nederlandse Gasunie 9%, Gaz de France -Suez 9% (cfr: https://it.wikipedia.org/wiki/North_Stream). Wintershall è la società Oil&Gas controllata dalla chimica Basf Ag., mentre Ruhrgas è la società operante nel settore gas del gruppo E.On. Ag., Dusseldorf.

A partire dal 2012, North Stream è idoneo al trasporto di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, una quantità sufficiente per alimentare oltre 25 milioni di abitazioni.

Il gasdotto prevede la realizzazione di due linee parallele da 27,5 miliardi di metri cubi/anno. La lunghezza è di 1220 km, con partenza da Vyborg, in Russia, e arrivo a Greiswald, in Germania, dove sarà collegato alla rete nell’ambito territoriale on-shore tedesca, e da qui al sistema continentale europeo, tramite l’Opal (progetto operato da Wingas per l’80 percento ed E.On. Ag. per il 20 percento). Il North Stream è inserito sin dal 2000 nel progetto prioritario delle Reti trans-europee dell’energia (Ten-E, dall’acronimo inglese) cioè fra i progetti che l’UE ritiene di fondamentale importanza per la sicurezza dell’approvvigionamento e il completamento del mercato interno (cfr: https://it.wikipedia.org/wiki/North_Stream, Dempsey Y. NYT, 2007, A.Ferrara et al., “La vita al tempo del petrolio”, Agora&Co, 2017).

Poi fu il Nabucco1. È un gasdotto di 3.893 chilometri di lunghezza, progettato dalla Commissione Europea per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaigian direttamente in Europa nel terminale austriaco di Baumgartner attraverso Turchia, Bulgaria, Romania e Ungheria. Sostenuto politicamente dall’Unione Europea e dal quartetto di Vysehrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) permetterebbe all’UE di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, da quelle della Russia in specie, mediante il trasferimento di gas dall’Azerbaijgian (Corriere nazionale, 27/2/2015).

Il progetto, che è stato sostenuto dalla Presidenza USA di Obama, è in dichiarata antitesi ai progetti Gazprom, South e North Stream, si fonda sull’aspettativa di fornitura di petrolio dall’Irak, sotto il controllo statunitense, e da Azerbaijgian, Turkmenistan ed Egitto. In questa ottica, è tutta da interpretare la strategia USA nei confronti di quello che è definibile come “cartello russo” (Russia, Germania, Francia, Olanda, Belgio).

Anche all’osservazione del comune cittadino, non esperto di geopolitica, il Nabucco appare nelle intenzioni USA come maggior canale di trasferimento del greggio iracheno. Questo almeno finché non è piombato l’ISIS.

Questo progetto vede numerose articolazioni. Innanzitutto il Trans Anatolian Gas Pipeline (Tanap) a due possibili rotte, North-Nabucco, a occidente verso Bulgaria, Romania, Ungheria e Sud via TAP (Trans Adriatic Pipe attraverso Turchia, Grecia, Albania e infine Italia) (cfr Olga Sbuteva, Il corridoio meridionale del gas, Geopoliticainfo,1/7/2013).

Il varo da parte della Commissione Europea di un progetto per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, grazie allo sfruttamento dei giacimenti dell’Azerbaigian (con cui Bruxelles ha già stretto accordi) ha aperto nel vecchio continente una vera e propria contesa infrastrutturale.

Da un lato, l’esecutivo UE cerca di costruire gasdotti che permettano l’importazione diretta in Europa di gas azero. Dall’altro, la Russia cerca con proprie condutture alternative di mantenere la propria egemonia energetica su un’Unione Europea debole e divisa politicamente al suo interno (Cazzulani M., 2012).

L’incertezza politica planetaria, il ruolo dell’Amministrazione Trump nel sostenere l’Ucraina e il mantenimento dell’uso dei fossili – ben 700 mila tonn di carbone della Pennsylvania sono destinate appunto all’Ucraina – il ruolo dell’ISIS nel trasferimento surrettizio di greggio dal triangolo siro-irakeno-curdo, rendono incerto il destino degli oleodotti meridionali. A Nord invece le ampie riserve del Mare di Barents permettono alla Russia di conquistare più mercati, utilizzando anche e soprattutto per il futuro flotte di petroliere come le Very Large Crude Carrier (VLCC).

Si profila dunque il tramonto dunque del trasporto con pipeline a vantaggio dell’utilizzo non certo ecologico delle vecchie affidabili petroliere? Forse! Lo vedremo in seguito….

Fonti:

Le fonti citate sono contenute nella bibliografia del volume di A.Ferrara et al. La vita al tempo del petrolio, Agorà&Co, 2017

Rapoza Kenneth, I partner europei nel gasdotto North Stream II della Russia inciampano sulle sanzioniForbes 14 settembre 2017

Rettman Andrew, EU drafts tough conditions for Russia popelin, EuObserver,14 settembre 2017

Note:

Così definito perché il management, riunito a Vienna, poi si concesse una serata all’Opera con il capolavoro di Verdi

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