“Invece di città della luce che salgono verso il cielo, il mondo urbano del XXI secolo sta acquattando nel fango”. M. Davis, Il Pianeta degli Slum, Feltrinelli, Milano 2006

Nelle città, sempre più persone sono direttamente o indirettamente esposte a singoli atti di terrorismo e la concentrazione di interessi assicura pubblicità e attenzione.

Nel sistema urbano attaccare, ad esempio, il trasporto di massa trasmette rapidamente gli effetti dirompenti del terrorismo in tutta la città e, attraverso i social, si propaga in tutto il mondo.

In altre parole, la densità di popolazione e la complessità urbana moltiplicano gli effetti fisici, psicologici e strategici desiderati del terrorismo.

In tal senso, l’attrattiva di città per i terroristi non potranno che aumentare: dal 2007, per la prima volta nella storia umana, sempre più persone vivono nelle aree urbane rispetto alle aree rurali e entro il 2050, si stima a che il 75% della popolazione mondiale sarà urbana, pertanto ci saranno un moltiplicarsi di Zone Urbane Sensibili (ZUS), le francesi banlieue.

Gli inglesi preferiscono definirle “no-go zone”, quelle aree dove i poliziotti non possono entrare senza creare tensioni. Quartieri con una forte presenza musulmana, che hanno fatto da base operativa per gli ultimi attacchi terroristici all’Europa, un sistema di Stati nello Stato, nati nelle periferie degradate delle città, tra alienazione sociale e disoccupazione.

La velocità di urbanizzazione nel corso degli ultimi decenni, in particolare nei paesi emergenti e in via di sviluppo, ha modellato l’ambiente delle minacce e la crescita non pianificata, lascia alla città molte lacune evidenti nella fornitura di servizi pubblici, tra cui l’applicazione della legge. I gruppi terroristici si sforzano di approfittare delle lacune nella espansione urbana sfruttando le divisioni sociali e radicalizzando i simpatizzanti.

La conseguente vicinanza allo stesso tempo, di gruppi etnici, religiosi, linguistici ed economici disparati provoca spesso delle distorsioni relazionali, dove le ideologie della contemporaneità si aggregano in gruppi sociali sempre più filtranti, fino ad arrivare al precipitante critico, del lupo solitario o del branco [Barcellona 2017] che si spinge a commettere l’atto terroristico, supportato da una comunità che a cerchi concentrici si relaziona talvolta proteggendolo.

David Lepoutre, in un libro sull’ etnologia della città, Coeur de banlieue, pubblicato nel 1997, riportò le sue esperienze come insegnante, all’ inizio degli anni Novanta, nel quartiere della Courneuve e la Cité des Quatre Mille, qui aveva avuto modo di notare che i bambini, a volte molto piccoli e per la maggior parte figli di genitori immigrati, tendevano a formare delle bande, la cui prima occupazione era di appropriarsi del territorio, del loro ambiente, trasformandolo attraverso l’immaginazione: inventavano frontiere, luoghi straordinari e persino riti d’ iniziazione.

In queste bande di preadolescenti e adolescenti c’erano ragazzi di diverse età, ed era verso i sedici anni il periodo in cui avveniva la selezione tra chi abbandonava la banda e chi entrava invece nel mondo della delinquenza, sollecitato da traffici di tutti i generi.

In questa vorticosa sospensione locale, eccitata dalle continue suggestioni lanciate via internet su scala globale, si aspetta il precipitante.

Operazione di polizia in una Favels

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