di Galliano Maria Speri

Oggi la più importante questione dibattuta all’interno dell’Europa riguarda il futuro dei ventisette stati che ne fanno parte e quali sono le strategie adeguate per affrontare le enormi sfide che il vecchio continente si trova davanti. Per ora, nessun politico o studioso è riuscito a proporre una qualche soluzione che si avvicini, anche vagamente, a ciò che sarebbe necessario. Un piccolo, ma importantissimo contributo, viene da una mostra che si è aperta a Roma il 6 maggio, alla presenza dell’ambasciatore iracheno e della direttrice del MAXXI, in un salone all’interno del complesso del Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo.

L’iniziativa, a cura dell’agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo e con la collaborazione della direzione del museo, illustra quanto sta facendo l’Italia in Iraq per salvaguardare e promuovere un importantissimo patrimonio culturale che non è a rischio semplicemente per incuria o per i danni del tempo, ma che sta subendo una volontaria opera di distruzione da parte del fanatismo fondamentalista di Daesh che mira a colpire le radici stesse di quella che viene chiamata civiltà. Il titolo della mostra “Rinascere dalla bellezza – La più grande storia mai scritta sulla sabbia” potrebbe diventare la parola d’ordine per l’Europa di domani, che deve veramente rinascere dalla bellezza della propria storia e cultura, dal numero sterminato di grandi monumenti che la costellano, dalle grandi e piccole città che ne punteggiano il territorio. L’Italia sta facendo esattamente questo: da oltre dieci anni interviene in Iraq per salvaguardare e valorizzare i beni storici e artistici della regione con un piano complessivo che ha coperto tutte le aree geografiche del paese, usando la tecnologia più avanzata, dai droni alla scannerizzazione 3D. E tutto questo avviene in un contesto di enormi difficoltà ambientali, in un Paese che ha intere aree, spesso di grande importanza culturale, controllate dalle feroci milizie armate di Daesh. A partire dal 2003, l’Italia ha investito 14,6 milioni di euro in progetti di cooperazione nel settore archeologico che ha riguardato diverse aree del Kurdistan iracheno, della città di Ninive, dell’importantissimo sito di Ur, e ha inoltre organizzato corsi di formazione per bibliotecari e archivisti iracheni.

Bagdhad, Biblioteca nazionale irachena
Baghdad, Biblioteca nazionale irachena

In questo contesto è stato creato il primo archivio audio-visivo iracheno presso la Biblioteca Nazionale di Baghdad. Rispondendo poi a un appello lanciato dall’UNESCO nel 2014 il Ministero dei beni e delle attività culturali (MIBACT) ha iniziato un progetto denominato “Programma di assistenza tecnica per la gestione e la riabilitazione del patrimonio culturale iracheno” che si prefigge di verificare a distanza i danni subiti dal patrimonio culturale e religioso nelle aree occupate da Daesh, creando un repertorio di circa 1500 siti archeologici e monumentali delle zone occupate in nove governatorati iracheni attraverso l’analisi di riprese satellitari precedenti e successive all’occupazione. Lo stesso ministero ha poi attivato un secondo programma che mira a garantire un supporto alle istituzioni irachene e curde con corsi di formazione in grado di creare specialisti per l’intervento nelle aree archeologiche danneggiate, l’interpretazione di riprese fotografiche satellitari, la conservazione e il restauro del patrimonio culturale nei musei e l’elaborazione di piani di primo intervento.

Da questi brevi accenni, si può capire l’enorme difficoltà insita nella problematica. Non si tratta infatti di discutere su come preservare e valorizzare i monumenti, arte nella quale eccellono gli innumerevoli politici e specialisti italiani, sommersi da oceani di parole, mentre il tempo e l’incuria attaccano impietosamente il nostro immenso e preziosissimo patrimonio culturale. Per l’Iraq, bisogna intervenire in zone di guerra, in situazioni complesse e pericolose, con enormi difficoltà logistiche e di sicurezza. Ebbene, proprio in questa situazione estrema, l’Italia è riuscita a mettere insieme i ministeri e le istituzioni competenti, l’Università La Sapienza di Roma, quella di Udine, il Comune di Firenze che, in uno sforzo congiunto, hanno prodotto un risultato encomiabile, che forse soltanto il nostro Paese avrebbe potuto portare a termine.

Vaso Warka 2w
Vaso di Warka

La mostra fornisce uno spaccato, ridotto ma molto interessante, di questo intervento e fa capire l’altissimo livello delle eccellenze italiane. Sono infatti visibili un ologramma a grandezza naturale del Vaso di Warka, uno splendido manufatto del 3200 aC, distrutto durante il bombardamento subito dal museo di Baghdad nel 2003. Il vaso, vero e proprio simbolo culturale del nuovo Iraq, era stato ridotto in frammenti che sono stati ricostruiti da specialisti dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, consentendo quindi di esporlo nuovamente nello stesso museo di provenienza.

Colpisce molto la videoanimazione da immagini satellitari di Mosul, che hanno lo scopo di mappare e analizzare i beni storici e artistici ed i danni provocati dalla tragica occupazione di Daesh. Per ora, la Cooperazione italiana è la sola che sta svolgendo interventi concreti per la difesa dei monumenti nelle aree occupate dai fondamentalisti islamici ed elabora un piano di intervento efficace in previsione della liberazione di quel territorio. Per capire meglio l’importanza di questa città, di cui giornali e TV parlano oggi soltanto per atti di barbarie terroristica, basti ricordare il suo antico nome di Ninive.

Un’altra cosa da vedere è la ricostruzione in 3D del sito di Ur, nella provincia del Dhi Qar, luogo simbolo dell’incontro di civiltà. Ur è la città di Abramo, luogo sacro per le grandi religioni monoteiste. La Cooperazione italiana svolge inoltre attività di documentazione scientifica attraverso le moderne tecnologie digitali e, grazie all’attività dell’Università La Sapienza, ha completato la prima completa traduzione delle iscrizioni presenti nel sito e ha progettato la messa in sicurezza delle opere. È poi possibile vedere la ricostruzione in 3D della casa di Rachid nell’antica città di Erbil, la ricostruzione di quattro bassorilievi di Maltai, nella provincia di Duhok. Il percorso espositivo della mostra è completato da due ologrammi: il Leone in terracotta di Tell Harmal ed il busto riscoperto di Narseh.

Roma, 9 maggio 2016

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