La famosa copertina dell’ultimo “Charlie Hebdo” continua a far parlare di se.

Dopo i tragici fatti di Parigi, il mondo mussulmano, non tutto, resta ancora in collera.

Dopo manifestazioni violente, attacchi verbali, comunicati, l’Hollande dall’aria nazista messo in prima pagina su un giornale marocchino, non sembra aver calmato gli animi. La caricatura del profeta in lacrime con in mano il famoso cartello con scritto “Je suis Charlie” in Iran, il 16 gennaio scorso, scateno un’accesa protesta che ebbe luogo fuori l’ambasciata Francese con tanto di cori come : “Morte alla Francia. Morte ad Israele” e “Noi amiamo il Profeta”. Oggi, la battaglia continua su pezzi di carta.

Di fatti, secondo un informazione del Tehran Times, a breve, verrà indetto un concorso di vignette sull’olocausto, organizzato dalla casa del fumetto iraniana, dalla città di Teheran e dal centro culturale Sarcheshmeh. Il primo premio verrà ricompensato della somma di 12.000 dollari, il secondo con 8.000 ed il terzo con 5.000.

Le opere, poi, come se non bastasse, verranno esposte presso il museo di arte contemporanea della Palestina e in altri luoghi della capitale Iraniana. Come è stato detto nella conferenza stampa da Masud Shojaei-Tabatabaii, segretario del concorso nonché direttore della casa del fumetto iraniana che: “il giorno massimo per inviare i propri contributi che, potranno giungere da tutte le parti del mondo, è il primo aprile”. Sempre nella conferenza stampa si è fatto notare come questa sia una chiara risposta alle pubblicazione del giornale Jyllands-Posten, raffiguranti Maometto e alla vignetta satirica del giornale francese “Charlie Hebdo”, gesto definito dall’Iran come “insultante”.

Dure le parole di risposta arrivate da Israele e dalle organizzazioni ebree di tutto il mondo. Non è nuova l’Iran per questo genere di manifestazioni. Già nel 2006, il giornale Hamashahri, aveva lanciato un concorso simile di caricature sull’olocausto dicendo che sarebbe stato organizzato per denunciare la più grande “ipocrisia occidentale” sulla libertà d’espressione.

LEAVE A REPLY