di Michela Beatrice Ferri

A Palazzo Reale di Milano si è accesa la luce di Georges du Mesnil de La Tour (Vic-sur-Seille, 10 marzo 1593 – Lunéville, 30 gennaio 1652) uno dei massimi esponenti del Barocco, fortemente influenzato dal cosiddetto “caravaggismo”. Il recupero della figura di questo artista è uno dei più grandi risultati della storia dell’arte, tale da far scrivere nel 1972 a Jacques Thuillier che “La Tour è il trionfo della storia dell’arte e la sua giustificazione. Perché La Tour non esisterebbe senza la storia dell’arte”. È infatti soltanto nel 1915 che Hermann Voss scrisse un articolo in cui stabiliva una relazione fra tre dipinti da lui osservati in Francia e la personalità di Georges de La Tour, recuperata negli archivi lorenesi, tracciando in tal modo un primo profilo dell’artista dimenticato, che doveva in seguito assurgere a protagonista della pittura europea. Nonostante una vita passata quasi completamente in Lorena – sua terra natale, da dove, secondo i documenti, si mosse soltanto per recarsi alla corte parigina – Georges de La Tour sarebbe riuscito a fornire la sua personale interpretazione della pittura a lume artificiale e della scena di genere, due degli ambiti cruciali di tutta la pittura europea del Seicento, che legano le esperienze di pittori italiani, francesi, fiamminghi, olandesi e spagnoli. Dunque, da quel fatidico articolo del 1915 il pittore del Seicento francese non smette di affascinare generazioni intere di storici dell’arte, che si prodigano alla ricerca di documenti, di quadri, e di disegni preparatori che testimonino l’attività di un artista che fu straordinario, non convenzionale, e i cui prodotti artistici sono emozionanti.

De La Tour. Il suonatore di ghironda con cane, Musée du Mont-de-Piété, Bergues

La Tour fu un pittore molto stimato ai suoi tempi, originale per la mistura di spiritualità e di realismo, sempre in bilico fra delicatezza e brutalità. Guardato spesso con una certa diffidenza: padre di undici figli, dal carattere difficile e con un gran numero di cani randagi. Eppure ebbe successo prima nel Ducato di Lorena dove nacque, e poi a Parigi dove fu nominato, nel 1639, pittore del re Luigi XIII.

La mostra dedicata a Georges de La Tour a Palazzo Reale – “Georges de La Tour: l’Europa della Luce”, dal 7 febbraio al 7 giugno 2020 – per ora ammirabile sono online – è la prima in assoluto, dopo lo straordinario successo dell’esposizione di due tele del maestro La Tour a Palazzo Marino nel 2011, che surclassò anche quella sulla “Conversione di San Paolo” di Caravaggio del 2008. La mostra, promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è a cura della Prof.ssa Francesca Cappelletti e di Thomas Clement Salomon, e vanta un comitato scientifico composto da Pierre Rosenberg (già direttore del Louvre), Gail Feigenbaum (direttrice, Getty Research Institute), Annick Lemoine (direttore, Musée CognacqJay).

La mostra a Palazzo Reale e gli studi del catalogo riflettono sulla pittura di Georges de la Tour, caratterizzata da un profondo contrasto tra i temi “diurni”, crudamente realistici, che ci mostrano un’esistenza senza filtri, con volti segnati dalla povertà e dall’inesorabile trascorrere del tempo e i temi “notturni” con splendide figure illuminate dalla luce di una candela: modelli assorti, silenziosi, commoventi. Un potente contrasto tra il mondo senza pietà dei “diurni” e la compassionevole rappresentazione delle scene “notturne” che colpisce ancora oggi. Dipinti che conservano il segreto della loro origine e della loro destinazione. Come rimane un mistero la formazione del pittore, compresa la possibilità o meno di un suo viaggio italiano.

La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour, attraverso dei mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo – Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot e altri – vuole portare una nuova riflessione sulla pittura dal naturale e sulle sperimentazioni luministiche, per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l’opera di questo misterioso artista.

Un progetto che si presenta particolarmente complesso per diversi aspetti, tra i quali il numero di prestatori (28 da tre continenti) che ha coinvolto alcune delle più grandi istituzioni internazionali come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la Frick Collection di New York, il S. Francisco Fine Art Museum, il Chrysler Museum di Norfolk, la National Art Gallery di Leopoli, più una grande partecipazione delle istituzioni museali regionali francesi, come il Musée des BeauxArts di Nantes, il Musée du Montdu Piété di Bergues, il Musée départemental d’Art ancien et contemporain di Epinal, il Museée des BeauxArts di Digione, il Musée ToulouseLautrec di Albi, il Musée départemental Georges de La Tour di VicsurSeille, e alcuni importanti musei italiani come la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria nazionale d’Arte AnticaPalazzo Barberini.

Georges de La Tour (French, 1593 – 1652), The Repentant Magdalen, c. 1635/1640, oil on canvas, Ailsa Mellon Bruce Fund 1974.52.1

Tra i capolavori presenti in mostra, spicca la commovente intensità emotiva della “Maddalena penitente” (National Gallery of Art di Washington D.C., 16351640 circa): oltre a questa versione, ve ne sono almeno altre tre attribuite a La Tour, conservate rispettivamente al Metropolitan Museum of Art di New York, al Los Angeles County Museum of Art e al Louvre. Il pittore lorenese, diversamente dai suoi contemporanei che ne esaltavano i lati voluttuosi e popolani, colloca la figura di Maddalena in un interno austero, facendo risaltare i capelli scuri e lisci e i nitidi contorni della figura nella penombra creata dal lume della candela. Anziché volgere gli occhi al cielo, la Maddalena ha lo sguardo assorto di chi è profondamente immerso nella meditazione. La fiamma esile e tremolante della candela e il piccolo specchio ribadiscono ancora una volta la natura effimera della vita fisica e terrena. Nell’interpretazione di La Tour, Maddalena è una giovane donna in lotta con il suo passato, che porta su di sé tutto il peso della caducità umana.

Accompagna l’esposizione l’importante catalogo edito da Skira con saggi di Francesca Cappelletti, Pierre Rosenberg, JeanPierre Cuzin, Gail Feigenbaum, Dimitri Salmon, Gianni Papi, Rossella Vodret con Giorgio Leone, Matteo Mancinelli, Manfredi Merluzzi, comprensivo delle schede delle opere molto approfondite dal punto di vista critico e bibliografico e le relative immagini e seguito da una estesa bibliografia.

Le immagini di La Tour – conclude la curatrice – sono assolutamente coinvolgenti, spingono ad aguzzare la vista per scoprire cosa si celi nelle tenebre, dove la luce della candela non riesce ad arrivare; o sono quadri che ci mostrano più di quello che vorremmo vedere – la disperazione e la miseria della vita, che giganteggia vicino a noi. Osservando i suoi quadri lo spettatore è coinvolto al pari del pittore nella stessa impresa; non riesce a distogliere lo sguardo dall’opera, fino a essere catturato dal suo autore: questo uno dei segreti del suo ascendente”.

Per la prima volta dunque, a Milano a Palazzo Reale, il mondo e le opere di Georges de La Tour, un mondo di immagini straordinarie, di gesti risoluti, di una interiore contemplazione che avvince ed emoziona e il cui oblio era dovuto alla straordinaria unicità della sua opera.

Si tratta di un’esposizione unica – considerato che, come ebbe a sottolineare Roberto Longhi, in Italia non è conservata alcuna opera di La Tour e sono circa 40 le opere certamente attribuite al Maestro, di cui in mostra sono esposte 15 più una attribuita. Sperando che le porte dei musei italiani riapriranno presto, e che questa grande mostra abbia almeno una parte del pubblico che avrebbe meritato.

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