di Romina D’Ascanio

Si è tenuto il 21 Luglio a Londra il primo Girl Summit 2014, vertice sul matrimonio precoce e mutilazioni genitali femminili (FGM-female genital mutilation) organizzato dal governo britannico e l’UNICEF per discutere ed ottenere un quadro sulla situazione attuale e possibili margini di miglioramento sociale e culturale in una generazione circa queste due pratiche che colpiscono milioni di ragazze in tutto il mondo condannandole ad una vita di privazione, segregazione e inferiorità.
È stata fondamentale, come spesso ultimamente accade, la campagna di sensibilizzazione messa in atto sui social network per promuovere l’evento e per destare l’attenzione su temi scottanti come questo della violenza sulle ragazze messe in atto in quegli stati dove queste pratiche sono quasi una routine.

What does freedom mean to you?” titola il video diffuso su YouTube .
“A world without freedom is a world with female genital mutilation and with child, early and forced marriage…Freedom is a world where this end”.

In tutto il mondo, più di 700 milioni di donne si sono sposate da bambine, esse hanno ovviamente avuto meno possibilità di frequentare la scuola e di ricevere una adeguata educazione rispetto alle loro coetanee non sposate, di contro sono state vittime di efferate violenze e schiavitù domestiche. Oltre il 60% delle spose bambine nei paesi in via di sviluppo non hanno avuto alcuna istruzione e molte ragazze non sono possono studiare a causa del ruolo che tradizionalmente sono tenute a svolgere in casa e anche perché i genitori non riconoscono per loro il valore dell’istruzione. Si stima che ci saranno circa 14,2 milioni di nuove spose bambine ogni anno da qui al 2020; basti pensare che in alcuni paesi musulmani i matrimoni infantili, non autorizzati dallo Stato, vengono ugualmente contratti in nome della Shari’a che non pone limiti di età per contrarre matrimonio.
Questa pratica nasce da situazioni di estrema povertà ed emarginazione sociale in cui per una famiglia già povera una bocca in meno da sfamare rappresenta l’aiuto per far quadrare il bilancio familiare. Non è da tralasciare che le spose bambine sono spesso merce di scambio o prezzo di un debito da saldare: hanno un valore monetario che “arricchiscono” o “azzerano il debito ” di tali famiglie dalle quali vengono strappate per essere infilate nei letti non solo di adulti ma di anziani. Bambine che scoprono il mondo del sesso in una età in cui il loro corpo non è maturo a sufficienza per partorire e il loro immaginario emotivo dovrebbe essere dedito all’istruzione e al gioco. Esse affrontano quindi più alte complicanze in gravidanza e nel parto e anche i figli delle spose bambine sono a rischio di maggiore mortalità infantile: circa il 50% dei bambini nascono morti.
Nel complesso esse si vedono negato il diritto all’infanzia, allo studi, all’orientamento sessuale e alla vita matrimoniale liberamente condivisa: condannate a vivere una esistenza di soprusi priva di dignità e diritti.
In paesi non sviluppati il matrimonio precoce si interseca con le deplorevoli pratiche delle mutilazioni genitali che relegano ed umiliano la figura femminile.
Le mutilazioni genitali femminili sono pratiche di rimozione totale o parziale dei genitali per motivi NON medici, esse nascono da retaggi e credenze per prevenire proattivamente un comportamento sessuale promiscuo o per preparare una ragazza per il matrimonio o addirittura per un senso di pulizia e bellezza. Ad oggi più di 125 milioni di ragazze e donne hanno subito tali violenze nei 29 paesi dove la pratica è maggiormente concentrata.
Le mutilazioni generano fisicamente gravi emorragie, problemi urinari, infezioni, sterilità, infertilità, difficoltà nel parto e persino la morte oltre ad un aumento del rischio di mortalità neonatale. Psicologicamente segnano la vita di ragazzine tendenzialmente di età inferiore ai 15 anni e le vietano di avere il controllo sul proprio corpo e sulla loro libertà di scelta.
Pur essendo riconosciuta internazionalmente come violazione dei diritti umani delle bambine e delle donne, si stima che almeno 30 milioni di bambine saranno a rischio FGM nel prossimo decennio, di cui 20000 nel solo Regno Unito. Questo dato ci da la cifra di un fenomeno che non interessa solo gli stati dell’Africa Sahariana o del Medio Oriente ma trasversalmente tutte le nazioni: una procedura culturale e non territoriale che riflette la disuguaglianza profonda tra sessi e costituisce una forma estrema di discriminazione contro le donne.
Nell’ultimo decennio c’è stata una maggiore mobilitazione internazionale verso la tematica della FGM da parte di molte associazioni che operano a livello internazionale come l’Unicef, Amnesty International e altre organizzazioni quali Equality Now e Plan International ma anche l’italiana Non c’è Pace senza Giustizia sostenuta da Emma Bonino.
Nel 2008, l’Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato una risoluzione (WHA61.16) sull’eliminazione delle FGM, sottolineando la necessità di un’azione concertata in tutti i settori, dalla sanità, istruzione fino a finanza, giustizia e affari femminili.
Nel dicembre 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha definitivamente adottato una risoluzione per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili e dal marzo 2013 a seguito della conferenza internazionale “Status of Women”, 25 nazioni africane hanno dichiarato illegali le mutilazioni.
Durante il Girl Summit, l’impegno mostrato dal primo ministro David Cameron ha incontrato l’appoggio dei ministri di Somali e Burkina Faso, nazioni dove ambedue le pratiche sono frequenti ma anche dell’amministrazione Obama che ha confermato l’inizio di uno studio di monitoraggio per determinare quante ragazze e donne che vivono negli US siano state vittime di FGM.
“The Guardian” si è ampiamente occupato del summit londinese riportando tutte le maggiori iniziative promosse durante la prima edizione del vertice a tutela dei diritti femminili. La famosa testata non è estranea a questa tematica, aveva già appoggiato una petizione su Change.org proprio sulla sensibilizzazione nelle scuole verso la FMG: una petizione scritta da Fahma Mohamed, studentessa diciasettenne divenuta il simbolo della campagna in Inghilterra, che ha portato, con le sue 250.000 firme, il ministro dell’istruzione Michael Gove a scrivere alle scuole primarie e secondarie invitandole a richiamare la loro attenzione e sensibilizzare le studentesse e la collettività circa l’argomento.
A conclusione del summit i dati dell’Unicef mostrano che, a seguito della legislazione e sensibilizzazione sia nei luoghi particolarmente a rischio ma anche a livello mondiale, si è registrata una leggere flessione del matrimonio precoce e delle mutilazioni.
Il primo fenomeno resta però ancora connesso alle situazioni di povertà di cui esso è conseguenza e il secondo, sebbene riconosciuto come una violenza, è risultato di pressioni sociali legate alla tradizione.
“FGM e matrimonio infantile danneggiano profondamente e per sempre le ragazze, negando loro il diritto a fare delle scelte autonome e raggiungere il pieno potenziale. Queste due pratiche creano danni alle ragazze stesse, alle loro famiglie e alle società a cui appartengono”, ha detto il direttore generale dell’Unicef Anthony Lake. “Le ragazze non sono una proprietà ma hanno il diritto di poter determinare il proprio destino. Quando lo fanno, tutti ne beneficiano”.
In ultima analisi il passo da compiere è quello di colmare questo gap tra civiltà e brutalità, conoscenza ed ignoranza, che hanno generato questo tipo di atrocità. È sostanziale un impegno massiccio che riesca ad agire sui due livelli del diritto: quello “legalmente acclarato” fatto di norme e regole ma anche quello, molto più radicato, “socialmente riconosciuto” che risiede nella promozione dell’istruzione e nella coscienza collettiva di ridurre l’esposizione delle donne a violenze e abusi permettendole una vita fatta di scelte libere.

Per maggiori informazioni sul Girl Summit 2014 http://www.girlsummitpledge.com/

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