Nel trascorrere degli eventi ci si trova sempre di fronte a qualcosa che appare grande e soverchiante. Le organizzazioni umane sono vaste. Siano fondate sul diritto o siano tali da cercare di navigare all’interno dei meandri del diritto per trarne vantaggi che col diritto poco hanno a che fare, oppure al contrario siano volte a sovvertire la giustizia, sono sempre organismi entro i quali vigono logiche dettate da un intreccio di costumi e regole stratificato nel tempo.

A volte singoli individui si ergono al di sopra di tali intrecci e si pongono di fronte alla propria coscienza. E’ l’unica condizione che consente di sfuggire al fenomeno della massa, ovvero del divenire particella mossa dal fluire di eventi che superano la singola persone — un fenomeno ben analizzato soprattutto in relazione a quanto accaduto nella Rivoluzione Francese, ma che sempre si ripresenta come nuovo, generazione dopo generazione.

In Italia il fenomeno mafioso, in tutto identico a quello ‘ndranghetista o di qualsiasi altra forma di organizzazione volta a perpetrare azioni antisociali, è quello che appare più cospicuo, seppure alla sua origine stanno comportamenti indirizzati alla sopraffazione che spesso riescono ad agire al di fuori delle aree assoggettate al sospetto: i casi dell’evasione fiscale e del crimine finanziario di alto standing fondato sul supporto dei mercati off-shore son quelli più evidenti seppure meno perseguiti.

Nel mezzo della crisi maturata nel periodo 2007-2008 e tutt’ora persistente, risulta significativo rivedere il caso di Leonardo (“Leuccio”) Vitale: il primo pentito di Mafia. Nei primi anni Settanta scelse di denunciare le cosche di cui faceva parte non allo scopo di trarne vantaggi personali, ma solo per una questione di coscienza e di fede ritrovata.

Costituisce l’esempio di come l’essere umano può recuperare in sé la dignità autentica, per quanto l’abbia perduta. E indica la via, forse l’unica via che consente di superare le angustie della crisi, che è sempre, prima che economica, morale.

Oggi, quando le frontiere tra gli Stati son tornate a essere luogo di scontri o di fughe, è bene ricordare che abbiamo in noi le frontiere dello spirito, e son queste che vanno meglio identificate e difese. Perché dalla loro integrità dipende la dignità della persona.

La storia di Leonardo Vitale, primo pentito di mafia, e autenticamente pentito, va ricordata: mostra come la dignità dell’essere umano sta al di sopra di qualsiasi condizione sociale e di qualsiasi fattore esterno cogente per la persona. Nel link qui sotto si racconta la storia di questo primo e autentico pentito di mafia, che ha conosciuto l’abisso e ha scoperto in sé la dignità dell’uomo. Chissà che non sia di edificante esempio per i tanti che oggi sguazzano nei paradisi fiscali coi loro bottini sottratti ai loro paesi, o per i tanti che oggi desiderano chiudere le frontiere per difendere privilegi a fronte di esseri umani la cui colpa consiste nell’essere nati nel posto sbagliato…

http://www.leonardovitale.it/index2.asp

Leonardo Vitale

 

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