Fiori rosa, fiori di pesco, c’eri tu. Fiori nuovi sta sera esco …” questo l’introduzione di una famosissima canzone di Lucio Battisti e forse mai parole saranno più azzeccate per introdurre la vicenda del costituendo “Esercito Europeo” meglio conosciuto al grande pubblico con l’acronimo di “PeSCo” (Permanent Structured Cooperation). Frutto, senz’altro nefasto quest’ultimo, del Trattato di Lisbona che fino a ieri l’altro era rimasto dormiente ma che ora – dopo la crisi di Crimea, la Brexit e l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca – ha trovato diversi esponenti dei poteri  d’accordo sulla inderogabile necessità di passare ad un’ulteriore fase di cessione di sovranità da parte degli Stati facenti parte l’UE. Infatti, dopo aver rinunciato al diritto di stampare cartamoneta, Bruxelles ci sta chiedendo, lentamente ma inesorabilmente, di buttare la pistola a terra e di alzare le mani al cielo. Ciò accade principalmente  per due ordini di fattori:

  • Perché un popolo, che non è più padrone della propria sovranità monetaria e non ha più un proprio esercito nazionale autonomo, finisce senz’altro di essere una Nazione in quanto tale e diventa, nella migliore delle ipotesi, una “Provincia” a tutti gli effetti dell’entità statuale che lo annette;
  • Perché l’entità statuale che annette la Nazione pocanzi citata potrà, conseguentemente a quanto detto, usare per proprio esclusivo interesse ed a proprio piacimento, le risorse di mezzi e di uomini che la nuova “Provincia” potrà e dovrà fornirgli.

Ora, nel caso specifico, datosi che chi dovrebbe compiere quest’opera di annessione è questa UE – cioè, giusto per ricordarlo ai più smemorati, quell’entità sovrannazionale che fa capo a doppio filo alle cancellerie di Parigi e Berlino – ecco che la questione, di colpo, si mostra in tutta la propria mostruosità ed inappropriatezza, per noi italiani.

Difatti, le motivazioni addotte dagli europeisti più convinti, riguardo la nascita e l’applicazione della PeSCo, non c’entrano assolutamente nulla con le difficoltà di bilancio nel settore della difesa di taluni piccoli Paesi, ne tantomeno le ridicole paure nei confronti di un presunto espansionismo russo che non c’è e ne mai ci sarà, ma come al solito, la ragione di tanta solerzia, è solo da individuarsi nel binomio franco/tedesco e nei loro rispettivi equilibri ed interessi.

Ad esempio, dalla scorsa primavera, l’esercito tedesco, che già aveva integrato al proprio interno tre brigate olandesi, ora potrà contare anche sull’81° brigata meccanizzata delle forze armate rumene e  della 4° brigata ceca di reazione rapida. Tutte queste forze si uniranno ai carri armati della Bundeswehr perché ufficialmente i loro rispettivi governi non hanno le risorse, il personale e l’equipaggiamento, per mantenere un’adeguata difesa. In realtà, con questa mossa di stampo napoleonico,  la Germania si è assicurata, a costo zero, un aumento notevole della propria “massa pesante di manovra”. Aumento, quest’ultimo, che non ha solo allarmato Mosca, già infastidita dalle pressioni Nato nei Paesi baltici e non solo, ma che ha soprattutto impensierito l’Eliseo. Già, perché con questa azione la Francia teme un disequilibrio delle forze in campo, in ambito UE, ad uso e consumo della Germania, e questo accade proprio nel momento in cui Parigi – nel mentre la Gran Bretagna si è tirata fuori da se – è, con i suoi circa 300 ordigni atomici, sia l’unica Potenza, tra gli appartenenti all’Unione Europea, ad avere un rilevante arsenale balistico che l’unico Paese, tra i 28 membri, che possa far valere il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Sarebbe quindi una grande iattura per i transalpini se tanta grazia venisse sprecata o meglio venisse usata solo per favorire gli interessi teutonici.

Così Macron – in nome della clausola di solidarietà europea, evocata dopo i fatti del Bataclan, prima, e della  cooperazione tra i Paesi della PeSCo, poi – ha convinto un’Italia umiliata in quel di LIbia, a causa del vertice di Parigi del 14 luglio scorso tra Haftar e Serraj, ad inviare un Battaglione (450 uomini) in Niger per dar man forte ai francesi.

A tal riguardo c’è chi, invece, tra i miei connazionali ha lodato la nostra futura missione in Africa Occidentale evocando il giusto intervento per combattere il traffico di vite umane nel Sahel o la lotta al terrorismo, ma in realtà, é bene ricordarlo, i Francesi hanno in Niger soprattutto dei grandissimi interessi minerari riguardo l’Uranio.  Ed a lanciare questa denuncia per primo non è stato un “pinco pallino” qualsiasi ma addirittura un personaggio del calibro del Professor Yahaya Issoufou, storico e politologo dell’Università di Niamey, il quale ha dichiarato senza mezzi termini che: << … la Francia ha schierato i suoi militari e ha ottenuto il suo uranio, infatti mentre “Areva” è la principale compagnia nucleare del mondo il Niger continua ad essere l’ultimo Paese sulla terra in termini di povertà … in definitiva la Francia ottiene tutto quello che vuole, e il Niger? >>  Quasi quasi mi verrebbe da rispondere: << senz’altro nulla! >> ma, ahimè, è altrettanto vero che se il Niger se la passa senz’altro peggio di noi non è che il nostro Paese stia proprio tanto bene, vittima com’è di un’intensa campagna di deindustrializzazione che ormai dura da ben trent’anni, e, ciliegina sulla torta, ben presto, grazie alla PeSCo ed altrettanti accordi futuri e similari, sarà privato della sua più importante arma, cioè della flotta della Marina Militare.

Infatti come già riportato nel mio ultimo libro, “AL DI LA’ DEL PREGIUDIZIO – saggio sul perché l’Italia per rinascere debba tassativamente: uscire dall’Unione Europea; uscire dall’Euro; uscire dalla  NATO; allearsi alla Russia di Putin”, pochi sanno che, anche se la Seconda Guerra Mondiale l’abbiamo persa, l’Italia è ancora tra le prime dieci marine militari al mondo piazzandosi alla IX posto per qualità dei battelli e tonnellaggio.

Per la Francia di Macron, che ha ancora degli importanti interessi nel Mediterraneo, controllare la  nostra Marina potrebbe essere la chiave di volta per garantirsi, da qui ai prossimi 50 anni, in primis una posizione di tutto rispetto nel ranking mondiale – passando così, dall’attuale VI posizione, alla IV, subito dopo la Cina e prima del Giappone, tanto per intenderci – e successivamente l’assoluta supremazia militare in Europa con conseguente contenimento della Germania e degli interessi che quest’ultima persegue, << tutto il resto >>, è proprio il caso di dirlo, << è noia! >> ivi compresa la prima scuola militare per ufficiali del futuro esercito europeo che dovrebbe essere destinata a Napoli presso la nostra prestigiosissima Nunziatella. Alla luce di tutto ciò fa dunque bene il Presidente ungherese Orban che, a differenza dei suoi omologhi e vicini europei, dichiara con un candore quasi sorprendente di volere che << l’Ungheria si rialzi dalle sue ginocchia >> per tornare ai suoi antichi fasti e per farlo, con altrettanta chiarezza, lo statista magiaro dice di volersi ispirare al Presidente Putin, ebbene lo stesso dovrebbero volere e fare, i nostri politici nazionali e non, come al solito, accodarsi ai diktat di Bruxelles o meglio alle veline provenienti ora da Parigi ora da Berlino.

Al di là del pregiudizio

Autore: Lorenzo Valloreja                                                                                           Editore: Domus Europa                                                                                         Anno edizione: 2017                                                                                   Pagine: 442 p., Brossura                                                                         EAN: 9788894074123

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