di Domenico Maceri

Tim Murphy fu rieletto per l’ottavo mandato alla Camera per rappresentare il diciottesimo distretto della Pennsylvania nel 2016: elezioni senza avversario poiché i democratici non fecero nemmeno il tentativo di candidare uno dei loro, dando per scontato che Murphy avrebbe vinto e quindi non valeva la pena sprecare energie e risorse. Murphy, come si sa, fu costretto a dimettersi nel mese di settembre del 2017 dopo lo scandalo dovuto al suo rapporto extra coniugale. Per sostituirlo, il 18esito distretto ha eletto il democratico Conor Lamb, che ha sconfitto il repubblicano Rick Saccone con un margine di solo 600 voti.

L’improbabile vittoria di Lamb ha sollevto scalpore anche perché nel 18esimo distretto della Pennsylvania, nell’elezione presidenziale del 2016 Donald Trump aveva sconfitto Hillary Clinton con un margine di 20 punti (58% a 38%). Nell’elezione del 2012 anche Mitt Romney, il candidato presidenziale repubblicano, lì aveva vinto con un margine di 17 punti.  Il successo di Lamb è dunque clamoroso ed è un presagio negativo per i repubblicani alle elezioni di midterm nel mese di novembre 2018. Il Gop (Grand Old Party)  potrebbe vedere sfumare la  maggioranza alla Camera.

La vittoria democratica in Pennsylvania si aggiunge a quelle delle elezioni in New Jersey e Virginia, e specialmente a quella in Alabama, Stato molto conservatore, dove nel dicembre 2017 Doug Smith ha avuto la meglio sul repubblicano Roy Moore. Trump ha fatto campagna elettorale sostenendo Moore e Saccone ma ciò nonostante i candidati da lui appoggiati ne sono usciti sconfitti. Alcuni analisti hanno interpretato queste sconfitte repubblicane come un rifiuto a Trump, tganto più che la strategia di Saccone è stata di presentarsi come controfigura del presidente.

Sia come sia, i leader del Partito Repubblicano sono preoccupati. Paul Ryan, il presidente della Camera, ha detto che l’esito del 18esimo distretto è un “campanello d’allarme” e ha incitato i candidati repubblicani a non restare indietro nella raccolta dei fondi. Ryan si riferiva al fatto che Lamb ha raccolto più contributi di Saccone (3,9 milioni di dollari vs. 900mila)… ma dimenticava che il Partito Repubblicano ha speso più di 14 milioni di dollari per sostenere il loro candidato.

Non si tratta quindi di una questione finanziaria. Si crede che Saccone sia stato un candidato molto più debole di Lamb. Il vincitore ha usato una strategia che si addice ai distretti che hanno votato in modo preponderante per Trump. Infatti Lamb è stato accusato di essere un “repubblicano light” per le sue prese di posizione. Il candidato democratico, per esempio, si è allontanato dall’ortodossia del suo partito sulla questione delle armi e l’aborto. Ha anche appoggiato i dazi sull’acciaio e alluminio annunciati da Trump. Si è anche dichiarato contrario a sostenere Nancy Pelosi, leader della minoranza democratica alla Camera, la quale è poco popolare tra gli elettori repubblicani. Lamb, però, ha preso le distanze dalla riforma fiscale approvata da Trump e i repubblicani, denunciandola come grande beneficio per i ricchi e come causa di ulteriori aumenti al debito nazionale. Ha anche mostrato grande favore verso i sindacati e ha criticato Paul Ryan e i suoi piani di riformare (tagliare), il Social Security e il Medicare.

La vittoria di Lamb è stata ovviamente gradita dall’establishment democratico anche se è chiaro che le circostanze del 18esimo distretto non sono necessariamente applicabili a tutto il Paese. Ciononostante i repubblicani dovrebbero preoccuparsi. Un recente sondaggio del Wall Street Journal/Nbc dice che gli americani preferirebbero affidare il controllo della Camera ai democratici (50 vs. 40). Inoltre il Cook Political Report, un gruppo non-partisan che analizza elezioni a livello nazionale, informa che 47 dei seggi alla Camera tenuti dai repubblicani sono in qualche modo a rischo di passare ai democratici. Altri 27 seggi repubblicani sono “sotto osservazione”: ritenuti abbastanza sicuri per i repubblicani ma con un margine di indeterminatezza. Nel campo democratico solo sette sono a rischio di passare di mano. Tutto ciò dovrebbe fare sorridere i democratici i quali avrebbero bisogno di ribaltare un totale di 23 seggi a novembre per riconquistare la maggioranza alla Camera.

Le vittorie nelle elezioni speciali storicamente si sono tradotte in ottimi esiti nelle future elezioni di mid-term. L’impopolarità di Trump e il caos costante alla Casa Bianca con licenziamenti di collaboratori  del presidente all’ordine del giorno causano ansietà nel Partito Repubblicano. L’indagine sul Russiagate continua ad annerire le nuvole che gettano ombra sulla Casa Bianca. Ciononostante il Partito Democratico non potrà dormire sugli allori. Le elezioni di mid-term sono influenzate non solo dal clima nazionale e dall’effetto dell’inquilino alla Casa Bianca ma anche dalle situazioni locali. In Alabama e in Pennsylvania le circostanze hanno favorito i democratici per la debolezza dei candidati repubblicani, oltre ai segnali negativi mandati da Trump. Al momento comunque sono i repubblicani a doversi preoccupare di più. Charlie Dent, parlamentare della Pennsylvania lo conferma: commentando le elezioni di mid-term a novembre, ha detto che i repubblicani stanno remando “contro un forte vento, contro una bufera burrascosa”. Forse è per questo che ha deciso di non ricandidarsi?

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