Mentre nel resto del mondo, interventi di architettura moderna, più o meno in dialogo compositivo-architettonico con le preesistenze, si moltiplicano nei centri delle città donando nuovo ossigeno o alterando indebitamente quelli che sono i caratteri tipici, spesso fungendo da volano per il rilancio di molte aree degradate, ad Edimburgo l’architettura moderna sembra poter mettere in discussione il titolo di Patrimonio dell’Umanità conquistato dalla città scozzese 20 anni fa.

Attualmente, sono 1031 i siti UNESCO in tutto il mondo, sei di questi in Scozia: il ponte ferroviario di Forth è stato assegnato lo status ambito nel mese di luglio e si unì St Kilda, il cuore di neolitico Orkney, il Vallo Antonino, New Lanark e, appunto, la città vecchia e nuova di Edimburgo.

Nel 1995 Edimburgo fu nominata Patrimonio Unesco dell’umanità per la bellezza del suo centro storico medievale e della città nuova del XVIII secolo comprendendo il Royal Mile, il Grassmarket, Carlton Hill, la Città Nuova, Dean Village e Charlotte Square a Stockbridge.
Il Comune di Consiglio di Edimburgo, insieme ad altri principali operatori gestiscono il Patrimonio Mondiale di Edimburgo con l’obiettivo di garantire che sia mantenuto inalterato il carattere di eccezionale pregio.
A seguito di denunce da parte di esperti pubblici e in materia architettonica su un certo numero di nuovi edifici, gli ispettori Icomos, il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, che consiglia l’Unesco, hanno visitato alcuni dei siti più controversi per valutare l’impatto delle recenti decisioni di pianificazione sullo stato di Patrimonio Mondiale della città.

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Progetto per l’Old Royal High School sulla Calton Hill.

Proprio il Royal High School, esemplare edificio neoclassico costruito nel 1829 sulla Carlton Hill che ha contribuito per le sue caratteristiche architettoniche all’ambita nomina per Edimburgo e in precedenza visto come possibile sede per il Parlamento Scozzese, si vede protagonista del progetto di un hotel di lusso con un investimento di 55 milioni di sterline. Il progetto di ampliamento, presentato dalla DHP e Urbanism Hotels, prevede la costruzione di due ali supplementari su entrambi i lati dell’edificio in stile moderno e la gestione da parte dalla Rosewood Hotels & Resorts. Tale piano ha trovato, quindi, l’opposizione della società civile, dall’Agenzia del Patrimonio Nazionale della Scozia, di diversi esperti in materia architettonica e storica e associazioni tra cui la Royal High School Preservation Trust che ha presentato un piano alternativo per utilizzare l’edificio come sede della St Mary’s Music School.

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St James Centre e hotel a Edimburgo. Fotografia: Jestico + Whiles

Secondo oggetto di disputa sarebbe il progetto del Ribbon Hotel, l’imponente nuovo hotel a 5 stelle e centro commerciale di St James Center che ha attratto l’attenzione dei consulenti delle Nazioni Unite per il possibile deturpamento dello skyline della città scozzese che verrebbe stravolto da un edificio a bulbo avvolto da una spirale d’acciaio dorata capace di ospitare nella cupola un ristorante con 525 posti a sedere.
La pluripremiata romanziera Candia McWilliam, figlia dello scrittore di architettura, Colin McWilliam, vive nei pressi di St James e si è espressa circa il nuovo progetto: “L’architettura di una città deve sempre essere il risultato di una conversazione tra il vecchio e nuovo. L’hotel che si sta costruendo lassù è come un presuntuoso e spaccone che fa prepotenza a tutto ciò che entra nella sua vista”(The Guardian, ottobre 2015).
In realtà il progetto ha ricevuto l’approvazione nel mese di agosto in circostanze controverse, spaccando il Consiglio e contro le raccomandazioni e preoccupazioni dei pianificatori della città. Un totale di 2457 persone ha manifestato il proprio dissenso sul sito web del Consiglio portando all’inizio del mese di ottobre per il volume di traffico al crash del sito; altrettante si contano le obiezioni in forma cartacea.

Il The Guardian riporta le dichiarazioni dell’Assessore all’Urbanistica Ian Perry a seguito della visita degli ispettori Icomos definita una “gradita opportunità” per discutere il processo di pianificazione.
“Abbiamo invitato Icomos a partecipare ad una revisione del piano di gestione per il Patrimonio dell’Umanità mentre continuiamo ad assicurare che gli sviluppi rispetteranno Edimburgo e il suo ambiente storico costruito.” E ancora “Prendiamo la nostra gestione del sito molto seriamente e abbiamo concordato di un dialogo continuo in modo da integrare le novità con la nostra eredità, in linea con le esigenze economiche della città.”

Gli amministratori della città dovranno dimostrare agli ispettori dell’Icomos che le proposte per l’Old Royal Hight School e del St James Center non avranno impatti negativi sugli aspetti che fecero di Edimburgo Patrimonio UNESCO. Sembra, quindi, che il ricco passato di Edimburgo sia in qualche modo in guerra con il suo futuro commerciale e in questo delicato scenario il compito del suo Consiglio sarà quello di scegliere il vecchio, il nuovo … o un intelligente compromesso.

 

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