di Domenico Maceri


“Mentre io me ne vado, un uomo che si è vantato di molestie sessuali siede nello studio ovale e un altro che ha insidiato adolescenti fa campagna per il Senato col completo sostegno del suo partito”. Con queste parole Al Franken, senatore democratico del Minnesota, accusato di molestie sessuali, annunciava le sue dimissioni, il giorno prima dell’elezione speciale in Alabama. Franken ha ragione, tuttavia mentre Donald Trump continua ad abitare nella Casa Bianca, Roy Moore, il candidato repubblicano cui si riferiva, è stato sconfitto dal democratico Doug Jones.

Franken ha evidenziato come, mentre i democratici riconoscono le loro trasgressioni, i repubblicani, seguendo l’esempio di Trump, continuano a guardare ai problemi relativi alle molestie sessuali solo come una questione politica da contenere smentendo e attaccando le accusatrici.
Ha funzionato con Trump l’anno scorso con il notissimo video Access, in cui si sente l’allora candidato repubblicano vantarsi di poter fare quel che vuole delle donne. Nel caso di Moore invece la sua strategia di smentire lo ha portato alla sconfitta.
Si tratta di una vittoria storica per i democratici dell’Alabama, uno Stato che è una roccaforte repubblicana, dove i democratici in passato hanno avuto pochi successi.

La vittoria di Jones non è stata schiacciante (49,9  a 48,4 percento) ma riflette che qualcosa sta cambiando e che lo tsunami delle molestie sessuali degli ultimi mesi va considerato seriamente. Non a caso il 56 percento delle donne in Alabama ha votato per Jones mentre Moore ha ricevuto il consenso del 58 percento degli uomini.
Ma la vittoria di Jones in Alabama non si deve solo al problema delle molestie sessuali. Altri fattori come la popolarità di Trump, non solo a livello nazionale (32 percento favorevoli, 68 percento contrari) ma anche in Alabama (40 percento favorevoli, 33 percento contrari) ha favorito i sostenitori di Jones. Il forte flusso alle urne degli afro-americani, con cifre che rivaleggiano quelle del  2008 e 2012, quando Barack Obama era candidato, ha contribuito notevolmente alla vittoria di Jones. Ovviamente anche le informazioni sui comportamenti scorretti di Moore vedrso alcuni adolescenti, emerse grazie al lavoro investigativo del Washington Post, hanno avuto un certo impatto.

Secondo gli exit poll il 51 percento degli elettori ha considerato le accuse a Moore vere, o probabilmente vere. Di questi, il 90 percento ha votato per Jones.

Ma va sottolineato che la vita di Jones somiglia a quella di un boy scout, se paragonata a quella di Moore. Si ricorda che il neoeletto senatore, ex procuratore federale, ha contrastato il suo avversario conducendo una campagna imperniata sul decoro personale. Inoltre Jones gode di un’ottima reputazione tra gli elettori afro-americani per essere stato il procuratore che una quindicina di anni ha messo in prigione i membri del Ku Klux Kan responsabili delle bombe in una chiesa che nel 1963 uccisero quattro bambine a Birmingham .
I repubblicani hanno involontariamente aiutato Jones con il loro sostegno a Moore. Trump nelle primarie aveva sostenuto Luther Strange beccandosi la prima sconfitta con la vittoria di Moore. Nell’elezione poi ha abbracciato Moore e si è mobilitato per aiutarlo attivamente e ha attaccato Jones come “liberal e debole”. Trump ha perso dunque due volte in Alabama.
Il Partito Repubblicano aveva reagito discretamente quando sono venute a galla le accuse di molestie sessuali su Moore. Mitch McConnell aveva dichiarato che lui credeva “le donne” e non Moore. Si era anche parlato di un’inchiesta dell’Ethics Committee su Moore in caso di una sua eventuale vittoria. Il senatore Jef Flake, repubblicano dell’Arizona, aveva persino fatto una piccola donazione alla campagna di Jones per dimostrare di voler prendere le distanze da Moore.
Ma dopo avere negato contributi a Moore per parecchie settimane, l’establishment repubblicano ha cambiato rotta e li ha ripristinati, ritenendo che un’eventuale vittoria di Jones sarebbe stata più pericolosa di una vittoria di Moore pur macchiata dall’onta dello scandalo.

Ora, con una maggioranza di solo un seggio al Senato (51-49) McConnell avrà meno possibilità di fare approvare il suo programma politico. I democratici al Senato hanno già fatto sapere che il disegno di legge sulla riforma fiscale deve essere rimandato fino a che Jones sia insediato. McConnell invece sta affrettando i tempi per cercare di farlo approvare il più presto possibile.
La sconfitta repubblicana in Alabama, Stato “rosso” (il colore dei repubblicani), si aggiunge a quelle in New Jersey e in Virginia il mese precedente. Le recriminazioni fra i repubblicani emerse subito dopo l’elezione di Jones suggeriscono che Trump e il suo partito non abbiano una strategia compatta. Trump si è già lavato le mani della batosta in Alabama dicendo in un tweet che Moore in realtà era un candidato debole e per questo aveva offerto il suo sostegno a Strange nelle primarie.
Le due sconfitte delle elezioni del New Jersey e Virginia il mese scorso e quella recentissima in Alabama aumentano le possibilità di una perdita della maggioranza repubblicana in ambedue le Camere.

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